Correre sempre, per correre bene

Specifichiamo subito. “Correre sempre” non significa farlo dalla mattina alla sera… Siamo propensi a credere che la stragrande maggioranza di chi legge lo capisca immediatamente. Correre sempre significa che il podista che voglia raggiungere determinati risultati deve far considerare al proprio corpo che la corsa è una situazione del tutto quotidiana, al pari del mangiare, del bere, del dormire e così via. A quella sparuta minoranza di podisti che abbia accennato ad un sorrisetto ironico, facendo finta di non aver capito, vorremmo ribadire il concetto che solo un impegno costante e quotidiano può tramutarsi nel tanto sbandierato slogan “stile di vita”, foriero di risultati adeguati all’impegno sostenuto.

Naturalmente, bisogna considerare il contesto esistenziale: l’età (anagrafica e podistica), il lavoro (se logorante o sedentario), la famiglia (se è patriarcale o… allargata), gli amici (le frequentazioni e tutto il resto). Ma ad ogni buon conto restano sempre almeno un paio di ore giornaliere da dedicare alla corsa, una delle quali alla corsa pura e semplice. E in un’ora di tempo si possono fare tante cose… Soprattutto, si acquisisce l’abitudine allo sforzo fisico, cosa che negli uomini moderni sta assumendo i caratteri della rarità, se non dell’estinzione… D’altro canto, i medici hanno un bel dire nel ripeterci che una costante e moderata attività rende al nostro corpo una sorta di elisir di lunga vita in quanto a prevenzione da tante malattie. Dunque, organizziamo la nostra giornata in tal senso.

Però, ricordiamoci il titolo: correre sempre, per correre bene. Lo scopo del correre sempre è correre bene. Ma che significa correre bene? Significa correre più veloce degli altri? No, significa correre in relazione alle nostre effettive possibilità in relazione al contesto di cui prima si diceva. Orbene, fatta salva la considerazione del correre tutti i giorni, allora si deve operare una specie di tabella, anche mentale, in cui si devono verificare alcune situazioni. Innanzitutto, tutti i tipi di corsa devono trovare spazio. E sono tanti: corsa lenta, corsa media, progressivo, fartlek, interval training, ripetute, corto veloce, e chi ne ha chi ne metta. Ma anche qui si devono fare dei distinguo. Poiché la corsa deve diventare “pane quotidiano”, bisogna ammettere che… non si può mangiare tutti i giorni caviale e bere champagne… La corsa che più frequentemente si farà sarà quella lenta. A parte i benefici della vascolarizzazione, lo scarico dello stress e tutto il resto, la corsa lenta è quel tipo di allenamento insostituibile; si può e si deve fare sempre, perché è facile e prezioso. Attenzione però, va’ fatto a giorni alterni. L’ideale è che un giorno si faccia corsa lenta e il successivo un altro tipo di corsa. Del resto, analogo discorso si deve fare anche per tutti gli altri tipi di allenamenti: mai da fare per due giorni consecutivi. Anzi, già che ci siamo, è meglio predisporre un piano di allenamento che sia quindicinale e non settimanale. Poiché sono tanti i tipi di corsa, questi possono trovare agevolmente spazio in 15 giorni, e non in 7, con la necessità di rinunciarne a qualcuno. Un ultimo argomento da trattare spetta al riposo, che è meglio considerare come un “allenamento diverso”, ma sempre allenamento. In una tabella di 15 giorni, si può alternare…, nel senso che una volta può effettuarsi nel senso più classico della parola, mentre circa una settimana dopo è meglio si riduca ad essere un ridotto minutaggio di corsa lentissima, detta più propriamente di scarico.

 

 

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