L’appuntamento nel podismo

L’appuntamento, come fatto circostanziato e caratteristico del nostro modo di vivere, si rappresenta e si determina nel rapporto con gli altri. Non solo in ambito civile, anche in quello podistico, vorremmo sottolineare… L’appuntamento come mezzo di comunicazione necessario per stabilire interazioni sociali e… podistiche. Insomma, l’appuntamento è un elemento molto importante, sempre, anche nel podismo…

L’appuntamento, nel podismo, “si rende necessario” tutte quelle volte che non vogliamo correre da soli o che almeno vogliamo cominciare il nostro allenamento con gli amici, salvo poi differenziarsi da loro (e loro da noi…) in base al ritmo che intendiamo e che possiamo sostenere. Stiamo dicendo e ricordando a tutti i podisti che darsi appuntamento è una pratica propedeutica ad ogni attività di allenamenti programmati. Una vera e propria necessità.

Quindi, l’appuntamento è una circostanza piuttosto frequente nella pratica podistica. Diciamo che è quasi (se non del tutto) quotidiana. Cosa c’è di più bello, infatti, rispetto a quello di sentirsi la sera precedente per il giorno dopo, all’ora e al posto convenuto? E cosa c’è di più bello quando l’indomani scorgiamo in lontananza le sagome colorate dei nostri amici? Non ci sentiamo più allegri e in pace con il mondo intero? Non ci sentiamo più pronti e forti nell’intraprendere la corsa?

 

Può esistere, però, anche il momento dello sconforto… L’appuntamento andato a male… Non è nel senso che non si è realizzato, come nel caso di quella celeberrima canzone (“L’appuntamento”)…, ma nel caso che si è letteralmente costretti ad aspettare un amico…, sempre e solo quello…

 

Precisiamo. La stragrande maggioranza dei podisti è puntuale. Tuttavia, può capitare che qualcuno degli amici sia spesso (se non sempre) in ritardo. Ecco lo “sconforto” di cui sopra… Come mai? Ai podisti spiace che qualcuno degli amici s’infortuni. Càpita… Passerà… Anzi, appena i podisti vengono a conoscenza di un malanno che affligge qualcuno di loro, subito si affrettano a dare dei consigli, sia nel caso che l’infortunio è capitato anche a loro, sia nel riferire di qualche rimedio per sentito dire. Succede sempre così. Ma…, nel caso dell’amico ritardatario cronico, che si fa’? Qui non si tratta di un infortunio fisico…, di un infortunio di cui si ha una certa, purtroppo, dimestichezza… Qui si tratta di rinvangare trascorsi scolastici di un certo tipo…, che non sono ben inteso neanche tanto approfonditi e specifici… Per cui, ci permettiamo (con le dovute cautele) di addentrarci in una sfera personale solo perché abbiamo a cuore il benessere tutti i podisti, nessuno escluso.

Dunque, se non andiamo errati con la memoria, si tratta di un sintomo di tipo nevrotico, di un disturbo della personalità, di una strategia di sopravvivenza che riflette il bisogno di rispondere a bisogni e obiettivi inconsci. Può essere stato causato, in età infantile, da un dissidio con l’autorità genitoriale. Magari, crescendo, è maturata nell’amico una forma di egocentrismo, col bisogno di mettersi in evidenza, di essere al centro dell’attenzione, mediante relativa e inconscia ricerca di provocare negli altri “anche” un’accettazione incondizionata, irrealizzabile con altri mezzi.

 

Stiamo esagerando? Stiamo sbagliando? Speriamo di sì. E ce ne scusiamo. Però….

 

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