Intervista a Domenico D’Ambrosio, “l’amico, campione, ritrovato”

Tutti i podisti hanno una predilezione particolare per i campioni di caratura nazionale. Spesso, cioè quasi sempre, si identificano con loro e basta possedere una foto che li ritrae insieme per avere una sorta di tesoro nel cassetto, da esibire e da mostrare come vanto personale. Ma i campioni non sono tutti uguali… Qualche volta sono come meteore, brillano nel cielo e poi scompaiono, una volta esaurita la loro scia luminosa, cioè la loro carriera agonistica. Perciò noi di “Podisticamente.it” siamo particolarmente orgogliosi ed emozionati di essere riusciti a “catturare” una stella del firmamento podistico nazionale, col quale abbiamo immodestamente gareggiato, vedendolo però solo alla partenza, e poi all’arrivo sul palco delle premiazioni… Questo valoroso atleta, questo nostro amico, che adesso abbiamo la fortuna di intervistare, è Domenico D’Ambrosio.
Podisticamente – Sapevamo che eri di Afragola, quando leggevamo delle tue vittorie internazionali sulla riviste specializzate. E questo ci riempiva di orgoglio. Ma dicci qualcosa di più, circa i tuoi inizi podistici.
D’Ambrosio – Sì, sono di Afragola… Cominciai a correre ai tempi della scuola media, grazie ai Giochi della Gioventù…
Podisticamente – Non saremo mai grati abbastanza ai Giochi della Gioventù… Si deve a questa idea scolastica che molti giovani si sono scoperti campioni…
D’Ambrosio – La mia primissima squadra di Atletica Leggera è stata dunque l’Atletica Afragola. Subito dopo passai all’Atletica Sorrento del professore Paternò.
Podisticamente – Sì, sì… Ricordiamo alcuni nomi: Fasulo, Ruggiero…, oltre alla figura del prof. Paternò, che è ancora viva nella mente di molti atleti.
D’Ambrosio – Infine, approdai ai Carabinieri di Bologna, nel reparto atleti. Avevo i miei 19 anni…
Podisticamente – Senti, Domenico, noi ci scusiamo delle domande abbastanza banali, ma te le dobbiamo ugualmente fare. Sai, fanno parte della doverosa parte dell’intervista per chi non ti conosce. Per questa ragione, elencaci i tuoi primati.
D’Ambrosio – Ok. Cominciamo dai 1.500 m: 3’41” 3’42”, indoor (che è ancora record regionale);
2.000 siepi, 5’56” ; 3.000 siepi, 8’54”; 3.000 m, 7’51”, 7’54” indoor;
5.000 m, 1’46”; 10.000, 28’39” (campionati regionali).
Podisticamente – Mamma mia!
D?Ambrosio – Devo dire che dai 5.000 in su avevo difficoltà a distribuire bene lo sforzo, nonostante il grande valore del mio allenatore, Marco Piscopo, col quale ancora mi sento.
Podisticamente – Maratone…?
D’Ambrosio – Una sola, Venezia, 2h e 15’… Sulla 21 km, ho 1h 2’…
Podisticamente – Incredibile…
D’Ambrosio – Mi piace comunque ricordare che ho partecipato a 5 mondiali di corsa campestre e a 2 campionati europei di 10.000 su pista, classificandomi, come squadra italiana, al secondo posto.
Podisticamente – Stavamo per chiederti quali fossero state le tue gare più belle, ma pensiamo che hai anticipato la risposta…Siamo sicuri che certe cose, certe gare, restino nell’animo degli atleti più di altre. Certe gare che si sono contraddistinte per la qualità che si è riusciti ad esprimere. A proposito di qualità, puoi dirci il tuo parere circa il movimento podistico in generale in cui si riscontra una maggiore quantità a discapito della qualità. Secondo te, da cosa dipende…?
D’Ambrosio – Ci sono diversi fattori da pendere in considerazione. Ad esempio, il gareggiare troppo. Una volta c’era il periodo preparatorio, di costruzione, la cosiddetta preparazione invernale, e poi c’era il periodo agonistico. Oggi, invece, non si nota la differenza fra allenamento e gara. Gli atleti amatori tendono a correre sempre allo stesso modo, quindi ne risente la qualità. Tra l’altro, la qualità ha bisogno anche della fase del recupero, del riposo. Da qui l’importanza della corsa lenta, quella rigenerante. A volte io ho vinto gare prima delle quali non mi ero potuto allenare… E poi si deve dire che manca anche una vera e propria scuola di Atletica, che è costituita soprattutto dall’uso di una pista.
Podisticamente – E’ vero… In modo speciale, ciò che stai dicendo, riguarda i giovani… Ecco, cosa ti senti di dire ai giovani.
D’Ambrosio – Ragazzi, la vita non è semplice… Per affrontarla, e per amarla, bisogna fortificarsi… Uno dei mezzi più opportuni per fortificarsi, cioè non farsi influenzare dalle mode, è quello di imparare la lezione che ci fornisce lo sport. Dalla sua frequentazione, si capisce il valore della sofferenza, della tenacia, del raggiungimento di obiettivi attraverso l’impegno, sul credere sulle proprie forze e capacità che possono migliorare con la costanza e cose di questo tipo. Tutte cose che ci tengono lontani dai telefonini e dai motorini… Inoltre, con lo sport, si creano legami, vere amicizie, che creano rapporti umani che ci riconducono sempre in ogni momento della vita al nostro agire più autentico e costruttivo, rendendoci migliori.
Podisticamente – Grazie, Domenico, per averci incontrato…, per averti ritrovato…
D’Ambrosio – Grazie a voi di “Podisticamente”. Chiamatemi quando vorrete, per qualsiasi occasione, ed io… “correrò” da voi.

