Correre nella mia città

Non so voi, podisti impenitenti, ma io quando corro nella mia città, in gara o in allenamento, sento sempre una sensazione particolare, molto particolare, che sfiora l’entusiasmo. Anzi, ora che ci penso, credo che sia una sensazione meravigliosa comune a tutti i podisti, quando corrono nella propria città. Non è come quando si va’ a correre in un altro luogo, magari anche distante centinaia di chilometri (per non parlare di farlo in altre regioni o perfino all’estero). No, quando io corro per le strade che mi hanno visto crescere, aumenta dentro di me una sorta di adrenalina. Ho come l’impressione di rappresentare uno dei possibili migliori frutti che possa esprimere la mia città.
Quando corro nella mia città, non importa in quale ora della giornata, sento su di me gli occhi dei miei compaesani, immaginandomi di dar loro, qualora ve ne fosse bisogno, un buon esempio di vita salubre e civile, soprattutto per i giovani e perché no?, anche per i bambini. Al bando le automobili, i motorini, le pance gonfie degli astanti al bar e le loro nuvole di fumo, il perdere un po’ di tempo. Mi immagino di rappresentare per loro quanto importante e prezioso possa essere il tempo, altro che lasciarlo passare: il tempo bisogna utilizzarlo al meglio; nel caso podistico, per trarne il meglio dal corpo e dalla mente.
Ma anche se io fossi rimasto l’unico cittadino della mia città (sensazione che avverto quando corro al buio alle primissime luci dell’alba…), mi sentirei ugualmente responsabile di rappresentare in modo degno il cittadino esemplare, rispettoso della comunità in cui vive, praticando uno sport anche negli angoli più nascosti e frequentati; perché la mia città, ogni città, merita di essere frequentata e vissuta in tutti i suoi aspetti. E qui, ovviamente, sorvolo allorché correndo devo fare qualche slalom per evitare un poco di immondizia sparsa per la strada, senza stare troppo a chiedermi chi l’abbia lasciata cadere, per inciviltà o altro. Comunque, io corro e così facendo mi faccio testimone di un bisogno di civiltà che non deve mai assopirsi.
E poi, diciamoci la verità, correre nella propria città, nei posti più belli di dove viviamo, da’ una sensazione di pienezza che raramente, cioè quasi mai, possiamo trovare in altre attività. Ci riscopriamo anche di essere un po’ rivoluzionari, per un cambiamento e un miglioramento che vorremmo non si limitasse solo alla gara o all’allenamento, ma che innervasse e mescolasse “i nostri passi” insieme a tutti quanti gli altri in un anelito di felicità civile.

