L’Atletica Leggera sconfigge la Politica

Avviene un fatto incontrovertibile: tutto si svolge in diretta e in prima pagina… Viviamo ormai in un mondo sempre più interconnesso, grazie o purtroppo ai social, e tutto si presenta alla nostra attenzione con una sistematicità indistinta e per tanti aspetti capace di confonderci. Ad esempio, qual è per noi italiani la reale portata degli atleti cosiddetti di colore e gli esiti della politica nazionale? Avvertiamo come uno scollamento fra le due cose. Oddio, è pacifico che sia così, perché una cosa è lo sport, altra è la politica. Però, mentre nello sport, e nell’atletica in particolare, i successi dei nostri campioni, di prima seconda e ultima generazione, non si contano più, in politica non si raggiungono gli stessi esiti, anzi, si registra come una regressione verso dispute sfiancanti e improduttive, che non portano come si suol dire da nessuna parte, se non verso una ferocia sociale che spesso ha dell’incredibile.

Qualcuno dirà: fare sport è facile, fare politica è difficile. E’ vero, indubbiamente. Ma è l’esempio quello che conta. La Politica dovrebbe prendere a modello lo Sport visto come occasione di riscatto e di visione complessiva di uguaglianza, nonché di possibilità. L’agire umano dovrebbe essere, in tutti i “campi”, proprio così: impegno e dedizione, nel rispetto delle regole e dello sforzo personale. Ecco, mentre nello sport ciò avviene abbastanza regolarmente, altrettanta cosa non si può dire della politica, pervasa da interessi di parte e da egoismi che mal si conciliano con i bisogni della comunità.  E poi c’è un altro aspetto da sottolineare, che è il seguente. Gli italiani di prima seconda e ultima generazione, portano con sé l’inevitabile bisogno di affermarsi, di costruire la propria vita su basi solide che facciamo appello alle capacità personali e agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Tutte situazioni, chiamiamole così, che sembrano essersi smarrite per gli italiani, i cosiddetti autoctoni, quelli con la pelle rigorosamente bianca, che hanno raggiunto, non per meriti propri ma storici, una certa agiatezza e sicurezza sociale, perdendo però in nerbo personale e capacità di sofferenza nel tempo prima di raggiungere un qualsivoglia obiettivo.

Qualcuno si ostinerà a ripetere: fare sport è facile, fare politica è difficile. Eppure, si dovrebbe partire da queste premesse: rinforzare già nella scuola primaria il senso di appartenenza e di praticare quanti più sport possibili. per predisporre il corpo e la mente ad un inserimento coerente e costruttivo nella società. Lo Stato dovrebbe dedicare molte più risorse alla Scuola, così da meritarsi il pareggio nell’ipotetica partita Sport contro Politica….   

 

 

 

 

 

 

 

 

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