Come allenare qualcuno correndoci insieme

Stamattina vedevo due podisti correre con un certo impegno, uno precedeva l’altro di una diecina di metri… In realtà, uno precedeva l’altra di una diecina di metri, trattandosi di un uomo e di una donna… Ma poco importa, mi sono posto il problema come ci si debba comportare nel caso si avesse intenzione di allenare una persona, uomo o donna è lo stesso, correndoci insieme.
In linea di massima, correre come facevano quei due stamattina ritengo sia sbagliato, specialmente se uno dei due è un principiante. Anche se si fosse trattato di una simulazione di arrivo ad una gara, è sempre meglio, in allenamento, “accompagnare” con tutta la vasta gamma di sensazioni, arrivo compreso, che la corsa comporta. Ma andiamo per ordine.
Allenare qualcuno correndoci insieme presuppone che io sia un podista più o meno esperto. Quindi, chiunque abbia un’ esperienza minimo quinquennale, che faccia parte di una squadra, e che abbia partecipato a tutte le varie competizioni possibili (10 km, 21 km, maratona, pista, cross), può a pieno titolo definirsi podista esperto. Per tanto, può accadere che si presenti qualcuno della squadra, chiedendogli un programma di allenamento “personalizzato”, nel senso di accompagnarlo nelle varie esperienze podistiche che si renderanno necessarie. A questo punto, il coach, chiamiamolo così, si troverà di fronte a due tipologie di podisti: uno, abbastanza neofita, che chiede un approccio mirato; un altro, già aduso, che richiede una specifica performance in una determinata gara. Come si capirà, è sul primo atleta che si concentreranno le maggiori attenzioni del coach, che non lascerà mai il suo allievo in tutti i vari tipi di allenamenti, ma proprio tutti, dalla corsa di fondo lento, a quella più veloce, eccetera e eccetera; mentre al secondo si dedicherà soprattutto sui cosiddetti “lavori specifici”, per seguirne le evoluzioni, tralasciando quelli che riguardano le capacità aerobiche.
Sia come sia, il modo migliore di allenare qualcuno correndoci insieme, è corrergli al fianco. Non si deve precederlo e nemmeno lasciarlo andare, per controllarne la postura (il corretto stile di corsa è molto importante, ma va’ costruito con gli esercizi, dinamici o statici, da fermo). Se si corre al fianco dell’allievo, questi avrà sempre il contatto diretto del suo allenatore, sensazioni, fatica, respiro, e perché no?, emozioni. Spesso succede che il podista, neofita o già “introdotto”, pensi al podista “forte” come cavolo faccia a raggiungere i suoi brillanti risultati. Non vuol dire che voglia “carpire” i suoi fantomatici segreti, ma “capire”, per poi eventualmente metterli in pratica, in base alle sue reali possibilità. Egli non sa che tra i due, il più felice dei risultati che si raggiungeranno, sarà proprio il suo allenatore (che poi gli resterà “al fianco” per tutta la vita…).

