L’intelligenza artificiale nel podismo

Raccontiamo con responsabile ritardo l’impatto che ha avuto, e sta avendo, l’intelligenza artificiale nel podismo. Un po’ perché, com’è facilmente intuibile, il processo è ancora in corso; e un po’ perché eravamo curiosi di riscontrare gli elementi che avrebbero potuto farci da leva per ipotizzare qualche considerazione non del tutto avulsa dalla realtà che si sta determinando.
Tralasciando tutto ciò che concerne l’applicazione dell’intelligenza artificiale nella produzione di materiali podistici (tessuti, scarpe, eccetera), ci pare che tre siano i settori maggiormente significativi per il podista tipo, e cioè:
- la possibilità della personalizzazione del suo allenamento;
- l’analisi dei suoi dati personali;
- i limiti caratteristici di uno strumento operativo.
Per quanto riguarda il punto 1, effettivamente gli algoritmi possono generare tabelle basate oggettivamente da dati inseriti dal podista interessato, quali la sua età, la sua effettiva frequenza cardiaca, gli obiettivi cronometrici a cui intende mirare, la situazione fisica-organica attuale, ecc. Sarà poi compito dell’intelligenza artificiale elaborare istantaneamente, punto 2, i ritmi, il VO2max, l’effettuazione dei cosiddetti “lavori”, oltre a tutti gli altri tipi di allenamenti richiesti dalla pratica podistica. Non solo. L’intelligenza artificiale è in grado, punto 3, di rilevare e trasmettere simultaneamente, mediante strumenti che le sono propri (sensori) eventuali segnali di affaticamento e perfino deficienza biomeccaniche nel gesto della corsa.
Però, però…, bisogna precisare che tutto ciò elencato non riguarda per niente l’empatia che può avere solo un allenatore umano e non tecnologico, per quanto avveniristico possa essere. L’empatia che si sprigiona fra un allenatore e il suo allenato ancora non è stata scientificamente realizzata…
Inoltre, c’è da dire anche dell’altro… Ricordate il caso del “doping tecnologico”? Storicamente si sono verificati diversi casi, legati all’uso in gara di MP, o di scarpe non omologate. Ebbene, ricordiamoci per l’agenzia mondiale antidoping (WADA), una sostanza o un metodo dopante è una pratica che:
- migliora significativamente la prestazione;
- è potenzialmente pericolosa per la salute;
- è contraria all’etica dello sport.
Intendiamoci, non siamo nostalgici delle prestazioni tipicamente umane rispetto a quelle tecnologiche. Non pensiamo, ad esempio, che l’uso dell’intelligenza artificiale possa in futuro annullare la presenza di allenatori umani. Anzi… Siamo persuasi che l’uomo, quindi anche il podista, debba avvalersi dei miglioramenti che la tecnologia gli offre, ma senza perdere completamente di vista ciò che nessun ritrovato tecnico, per quanto sofisticato sia, potrà mai attingere e regolare, cioè segnalare, certe caratteristiche tipicamente umane, quali la sensazione di fatica, il non aver dormito bene la notte precedente la gara o l’allenamento, il non aver digerito bene, e cose di questo tipo. Ma soprattutto, l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’orgoglio e la soddisfazione di un podista di avere raggiunto certi traguardi mediante un percorso di sacrifici e sofferenze che appartiene a lui e a lui soltanto.

