La risorsa della corsa è l’augurio per il 2026

L’anno che si chiude e l’anno che si apre, per ogni podista, rappresentano sempre un momento particolare, composto da poche personalissime ore, durante le quali si pensa a ciò che si è stati e, soprattutto, a quello che si spera si sarà. Detto più comunemente e semplicemente, si pensa a fare un qualche bilancio.
Diciamo subito che ogni podista non può e non vuole esimersi dal considerarsi un cittadino abbastanza tormentato, sia dall’asprezza della vita in generale e sia da alcuni fenomeni storico sociali che lo investono più o meno direttamente. Egli, prima di sentirsi podista, sente di far parte di un mondo diverso rispetto a quello della corsa, mondo nel quale per molte ore della giornata è naturalmente inserito. Proprio per questo, resta condizionato dalla sua realtà quotidiana oltre la quale, esaurite le poche possibilità di realizzare scelte improntate alla sensibilizzazione dei problemi civili, trova rifugio e conforto nella pratica della corsa.
Ecco che allora la corsa, in solitaria o in compagnia, diventa il suo toccasana psico-fisico che riesce a risvegliare quel senso di umanità di cui mai come in questi ultimi mesi, di guerre e di crisi ideologiche, si avverte la necessità e il bisogno. Ogni podista, mentre corre, si accorge di possedere una grazia e una sensibilità che a molti è negata, quella di essere in sintonia con tutto ciò che ci circonda, natura e persone. Questa è la risorsa della corsa: la capacità, la voglia e la speranza che si possa vivere e correre in pace con tutto ciò che ci circonda, compresa la natura e incluse le persone.
La risorsa della corsa ci da’ la forza di pensare che tutto possa andare nella stessa direzione di quando i podisti corrono verso un senso e un significato di raggiunta umanità. Ed è questo l’augurio di “Podisticamente” per un 2026 finalmente pieno dei valori che la pratica della corsa trasmette nei cuori e nelle menti di tutte le persone.

