Quella mano sul cronometro all’arrivo

Ci sono gesti, nel podismo amatoriale, che si ripetono da sempre, da quando si sono organizzate le gare. Ci sono gesti clamorosi, appariscenti, che restano nell’immaginario collettivo e che formano il corollario imprescindibile alla figura del podista, come ad esempio quelle della partenza, della smorfia di sofferenza alla fatica, eccetera eccetera. Ma ce n’è qualcuna anche un po’… “silente”, meno evidente, discreta e rapida, eppure frequentissima…; quella della mano sul cronometro all’arrivo. Delle immagini “ri-correnti” all’arrivo ne esistono due o tre (braccia alzate, sbuffo finale, sorriso liberatorio…), ma quella della mano che si posa sul cronometro una volta terminata la gara, è quella meno evidente e più “praticata”. Essa testimonia il rapporto incontrovertibile fra il podista e i suoi lunghi allenamenti quasi quotidiani, con sempre al polso l’immancabile strumento-compagno che attesta progressi o comunque andamenti.

Nel podismo amatoriale, dunque, perché in quello ufficiale, nazionale e internazionale, è fatto perfino divieto agli atleti di essere in possesso di un cronometro al polso. I podisti assoluti, infatti, li vediamo all’arrivo fissare lo sguardo sul display, unico mezzo conoscitivo istantaneo della loro prestazione. Soprattutto nelle gare su pista, questa pratica è evidente, mentre su quella su strada tale fiscalità è relativamente trascurata. Il cronometro al polso è visto come mezzo improprio di supporto per l’atleta; un po’ come fino a poco tempo fa si è discusso sulla liceità di fare uso in gara delle cuffie per ascoltare musica. Ma tant’è, il podista amatoriale, come si diceva, e come ben sanno tutti i podisti stessi, da quelli più veloci a quelli meno, avere il cronometro al polso durante gli allenamenti è, come recita il vangelo dei podisti…, “cosa buona e giusta”…

Alzi la mano quindi chi non da’ uno sguardo al cronometro, nel rapidissimo atto di spegnerlo quando si approssima alla linea del traguardo, magari un attimo prima, pur di non perdere nemmeno un centesimo di secondo della sua prestazione. Perché il podista così fa’: si allena, si prepara, aspetta la gara, fa’ scattare il cronometro alla partenza, corre soffre e si affatica per tutta la distanza prevista dalla competizione…, ma poi “deve” sapere quanto tempo ha impiegato. Deve! 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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