La velocità “sostenibile”

Dal momento che si parla tanto di sostenibilità (sviluppo, economia, energia, eccetera), è forse il caso di applicarla anche al podismo, in particolare alla velocità, cioè al modo più opportuno di acquisirla e di mantenerla, senza “correre” il rischio d’infortunarsi… Proviamo… Sono cose, sono suggerimenti, che tutti i podisti ben conoscono, ma che forse tendono a trascurare, presi come sono dalla loro voglia (a volte, smania) di migliorarsi. Si ha la tendenza a dimenticare che non si può crescere sempre…, e che bisogna pur considerare un punto di non ritorno oltre il quale è meglio non spingersi… Velocità? Bene, ma a patto che la si possa mantenere, che sia quindi “sostenibile”.

 

La condizione di partenza è quella che vede il podista alle prime armi, indipendentemente dall’approccio anagrafico…, se sia cioè relativamente giovane o più avanti negli anni. Qualunque sia il suo stato di partenza, il podista cerca di migliorare il suo ritmo di corsa. E’ ovvio. Anzi, guai se non fosse così. Anche se la molla che lo ha spinto a intraprendere la corsa è quella di trascorrere un po’ di tempo con gli amici, o l’esigenza di dimagrire, sempre gli subentrerà la voglia di correre più velocemente e per più tempo. Egli dovrà per tanto stimolare il meccanismo anaerobico lattacido, dovrà cioè sviluppare la capacità di “lavorare” in condizione di fatica. In altri termini, dovrà abituare gradualmente il suo organismo a correre sopportando via via carichi di lavoro più impegnativi. Partirà dalla “costruzione” di una base aerobica, in grado di fargli acquisire una buona soglia anaerobica resistente al fine di migliorare la capacità di utilizzare l’ossigeno, la cosiddetta VO2max.

A questo punto, un rapido riepilogo s’impone… Cos’è la VO2max…? E’ la quantità di sangue che il ventricolo riesce a mettere in circolazione per la capacità delle cellule di utilizzare l’ossigeno che si trova nei globuli rossi. Tale capacità si può allenare. Anzi, si deve. Specialmente nei podisti che preparano gare di resistenza. Quali sono questi allenamenti? Sono quelli arcinoti a tutti i podisti, a quelli che sono esperti (perché li hanno effettuati in passato) e a quelli che si avvicinano al podismo per la prima volta (che i podisti esperti subito gli propongono). Ma il problema, valido sia per gli uni che per gli altri, è che tali allenamenti devono sempre essere svolti, rispettando una severa e programmata gradualità.

 

Assodata una base di costruzione aerobica, si passerà ad allenamenti variati, alternando un giorno di corsa lenta ad un altro di corsa impegnata, che potrà essere o di corsa media, o di corsa in progressione di velocità, o di ripetute (corte o medie), o di fartlek, o di intervall training, o di ripetute in salite, o di variazioni di ritmo… Insomma, tutte cose e corse note ai più. Ma non basta… Parallelamente, anche l’alimentazione e l’abbigliamento dovrà essere commisurato all’impegno… L’allenamento non è solo la corsa… Facciamo qualche esempio… Se devo svolgere un lavoro di corsa veloce, calzerò delle scarpette leggere e reattive. Se invece il programma prevede una seduta di corsa lenta, scarpe ammortizzanti andranno benissimo. Altro esempio. Prima di correre, diciamo un paio di ore prima, è sempre meglio mangiare carboidrati semplici, che sono energizzanti a rapida digestione.

Facendo e correndo in questo modo, acquisiremo una velocità “sostenibile” che saremo in grado di mantenere nel tempo.

 

 

 

 

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