La scarpa prima dell’acquisto

Uno degli aspetti più ricorrenti nella mente del podista, al momento dell’acquisto di una scarpa, è quanto tempo questa durerà, o meglio, quanti km vi potrà percorrere, prima di doverla smettere. Egli sa già abbastanza bene, specialmente se non è un principiante, che con una A1 potrà usarla per un 200-300 km circa, con una A2 almeno il doppio dei km e con una A3 e con una A4, potrà spingersi poco oltre il migliaio. Per tutti i tipi di scarpa, si dovrà attenere a questi limiti, pena il serio rischio di contrarre infortuni. Però, c’è u problema di fondo che accompagna inevitabilmente questo fatidico momento (comprare scarpe è piuttosto frequente), e cioè il considerare le scarpe appena comprate come del tutto nuove (e che si possano cominciare a contare i km), quando in realtà, in un certo senso che cercheremo di spiegare, non lo sono per davvero.

Una scarpa da running è formata da alcuni materiali particolari, che ne determinano funzionalità reattiva (elasticità), leggerezza e durata. La tomaia, ad esempio, è formata in nylon, in poliestere e poliammide. L’intersuola, altro esempio, è costituita in EVA (Etil, Vinil, Acetato). Insomma, tutti i componenti della scarpa sono fabbricati con materiali tecnologicamente avanzati, ma che sempre dei materiali restano, per cui l’usura risente non soltanto dell’uso che se ne farà, ma anche delle condizioni termiche a cui saranno sottoposte. Ora, si capisce facilmente che più una scarpa “giace” in deposito, più rischia di andare incontro comunque ad un certo logorio. Pare che la temperatura ideale a cui una scarpa debba sostare nella fase di stoccaggio, prima di essere venduta, debba oscillare fra i 5 e i 25° C.  E’ un po’ come avviene per le gomme delle bici se lasciate troppo tempo in garage… Nessuno ci può garantire, anche l’azienda più accurata e previdente, che lo stoccaggio nei magazzini non sia stato involontariamente causa di un certo danno dovuto ad un lungo periodo di permanenza. Analoga riflessione, ovviamente, bisogna fare nel caso che il podista, allertato da un’offerta vantaggiosa (fatta magari da un’azienda per liberarsi di alcuni prodotti invenduti), conservi nella propria scarpiera, per troppo tempo, il prodotto in questione.

Spetta quindi al podista cliente, all’atto dell’acquisto, valutare se… la spesa vale la candela… Deve sapere cioè che la durata della scarpa è anche relativa ai tempi dello stoccaggio, sia nel negozio che eventualmente nella scarpiera… Altrimenti, ne potrebbe derivare una sospetta e pericolosa rigidità della scarpa, oltre ad una sua precoce usura. Forse, sarebbe il caso che si applicasse sulla scatola delle scarpe un’etichetta di fabbricazione, così come avviene per i prodotti alimentari, in modo tale da offrire al podista cliente maggiore trasparenza, nonché tracciabilità, sul prodotto che acquista.. Chissà, potrebbe essere un’idea….

 

 

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