Anche nel podismo c’è la doppietta e la tripletta

Spesso ci siamo rapportati con il gioco del calcio, non perché non riusciamo a liberarci della sua perenne presenza e quasi invadenza nella vita di tutti i giorni, ma perché ne vorremmo nel nostro piccolo limitare l’influenza, anche dal punto di vista terminologico. Siamo infatti letteralmente stufi di mutuare da questo sport parole di uso corrente. Ad esempio, se qualcuno ci prende alla sprovvista, diciamo che ci ha presi “in contropiede”; e se ci riduciamo a svolgere una qualche attività all’ultimo minuto, usiamo le espressioni “zona Cesarini”, “novantesimo minuto”, “tempi supplementari”… Ragione per cui, amici podisti, anche noi possiamo fare come i calciatori sia la “doppietta” che la “tripletta”. Vediamo come e perché.

Si tratta di allenamenti veloci in sequenza, appunto, in due giorni o tre di seguito. Però, non tutti possono tentare questo tipo di allenamento, a causa delle potenzialità specifiche dei soggetti che possono essere troppo differenti, o per lo meno soggettive. Correre, ad esempio, per tre giorni consecutivi necessita di una capacità atletica che molto probabilmente possiedono solo gli assoluti, per cui consigliamo  questo tipo di allenamento unicamente a podisti evoluti. Comunque, sia che si tratti di atleti professionisti, sia che si tratti di amatori di livello, cerchiamo di dare qualche suggerimento.

Innanzitutto, l’allenamento in sequenza non è un semplice capriccio, o una moda, ma un utile espediente per preparare ad esempio una corsa a tappe, dove notoriamente si gareggia per più giorni consecutivi. E’ anche utile per sollecitare tutto l’organismo a determinate prestazioni, quali il reggere il senso di sofferenza più a lungo. Se infatti il giorno precedente si è svolto un lavoro di tipo anaerobico, lo si ribadisce, si allenano quelle capacità di resistenza alla fatica che poi torneranno preziose nel cimento della gara. Questa è la logica di base. Ma scendiamo ulteriormente nei particolari.

Sia che si abbia in animo di fare una tripletta o una doppietta, il discorso non cambia su quella che possiamo definire “progressività dei lavori anaerobici”. Come si sarà facilmente intuito, non si può pensare che il giorno successivo ad una seduta impegnativa ne seguirà un’altra altrettanto intensa. Quindi, per così dire, si dovrà procedere con una sorta di “regressivo”, non drastico ovviamente, altrimenti si vanifica tutto il programma. Volendo “certificare” la percentuale dell’intensità della corsa da praticare, potremmo dire che è consigliabile “scalare” di un 10-15%, a seconda delle sensazioni che si provano durante la prova e dall’esperienza del soggetto (se cioè si è già fatto cose del genere in passato).

Esaurita questa fase “operativa”, però, non bisogna dimenticare quell’altra, spesso trascurata eppure altamente significativa per le risultanze atletiche che derivano dopo un ciclo di allenamenti calcolati e ponderati: il recupero. Naturalmente, il recupero va’ fatto in relazione allo sforzo sostenuto: se è stato “triplo”, seguiranno tre giorni di recupero; se è stato “doppio”, due. Questa fase deve essere curata quasi con la stessa meticolosità della precedente, ricordandosi che la miglior forma di recupero è la corsa lenta, che attua sempre nei riguardi dei muscoli lesionati dallo sforzo del lavoro una sorta di massaggio delle fibre muscolari, favorendone la vascolarizzazione e quindi il rapido ripristino dell’efficienza.

Infine, l’esecuzione della tripletta o della doppietta, può anche essere presa in considerazione dal podista che non si allena normalmente tutti i giorni, vuoi per scelta esistenziale (lavoro, famiglia, orari, eccetera), vuoi per impedimenti atmosferici nel periodo invernale (che potrebbero durare per più giorni consecutivi…), per cui, effettuare un allenamento del tipo, potrebbe significare comunque aver allenato il proprio organismo nel miglior modo possibile.

 

 

 

 

 

 

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