La rinuncia ad un “lavoro”, causa pioggia

Non è carino intitolare l’articolo, utilizzando il termine “lavoro”, in un momento come questo funestato da avvenimenti di cronaca economico-politica che ineriscono pericoli per l’occupazione nazionale, ma tant’è, in ambito podistico esiste realmente l’eventualità che si possa saltare un allenamento anaerobico a causa della pioggia. Preso atto dunque che la terminologia podistica in uso un po’ ci costringe ad usare un certo linguaggio, vorremmo proprio descrivere la situazione di cui sopra. Come al solito, facendo leva sulla nostra esperienza personale, non elevatissima ma non del tutto  trascurabile, vorremmo suggerire qualche consiglio.

Prima di tutto, precisiamo, non è una tragedia… Intanto, un giorno di “riposo” non ha mai fatto del male a nessun podista…, specialmente se comunque si è svolto tutto sommato un buon piano di allenamento, con almeno un “lavoro” nella settimana precedente la giornata in questione; un lavoro qualsiasi, ben inteso, purché lavoro sia stato: corsa media, progressivo, o altro. Da ricordare che il danno del riposo prolungato si può registrare solo dopo un 10 giorni di stop forzato, per cui la rinuncia ad una seduta di allenamento intenso non costituirà uno stravolgimento della preparazione, ma potrebbe perfino diventare un utile diversivo, oppure un non trascurabile recupero di energie, anche mentali. Da ricordare anche, infatti, che si corre (forse soprattutto) con la testa… Quindi, una giornata piovosa che si frappone fra la nostra determinazione e la nostra pratica impossibilità di praticarla, non è la fine del mondo. Anzi, considerando qualche beneficio a cui stiamo facendo accenno, si potrebbe perfino procedere sul filo dell’ironia, dicendo che… “piove sul bagnato”.

Come considerare la pausa? La si deve recuperare? Bisogna tenerne conto ai fini del computo totale dei “lavori” previsti dalla nostra tabella di preparazione? Ecco che anche qui entra in ballo il dato eminentemente soggettivo del podista, un elemento sul quale nessuno, foss’anche il più esperto degli esperti, può disinvoltamente intervenire. Suggeriremmo, per così dire, un doppio canale di riflessione: soprassedere, se la tabella è stata applicata a dovere; trovare una qualche forma di recupero del “lavoro”, se si è omesso qualche cosa. In quest’ultimo caso, un po’ di fartlek o di variazioni in salita, potrebbero risultare utili.

 

 

 

 

 

 

 

 

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