E’ periostite, mannaggia!
Ma quanti sono gli infortuni che possono capitare ad un podista? Tanti, troppi…A fornire un elenco, s’impiegherebbe un intero foglio A4… Poi, bisognerebbe anche considerare gli infortuni per così dire “tipici” della carriera podistica. Ci sono gli infortuni di chi comincia l’attività, quelli di chi eccede nella corsa (allenamenti soprattutto) e infine quelli che vengono a causa dell’età avanzata. Fatta questa doverosa premessa, è facile trovarsi al “cospetto” della periostite in chi corre da poco tempo. Ed è facile immaginare perché.
Quando si inizia a praticare il podismo, a qualsiasi età si cominci, il corpo deve necessariamente adeguarsi alle nuove sollecitazioni, “correndo”, il rischio di fare entrare in sofferenza qualche parte. La periostite s’inserisce facilmente in questa possibilità. Colui che ne fosse interessato è preso dallo sconforto, al punto di pensare di non essere adatto al podismo. E qui sbaglia: nessuno è negato alla corsa che, ricordiamocelo, è il gesto fondamentale dell’uomo. E poi a tutto c’è un rimedio.
Dunque, abbiamo la periostite. Che cosa ci capita? Abbiamo un forte (ma veramente forte) dolore alla gamba, più precisamente nella zona del muscolo che accompagna l’osso del tibiale. Pensavamo che fosse una cosa passeggera e infatti, correndoci sopra, dopo un po’ scompariva. Ma da qualche giorno il dolore si presenta appena allacciamo le scarpette… E poi, al tatto, il dolore è davvero vivo. Un consulto da un medico si rende necessario.
Sicuramente, la periostite è dovuta ad un sovraccarico. A cosa sia esattamente dovuta, va’ ricercata. Può essere per una postura sbagliata, per le scarpette consumate, per percorsi di allenamenti su superfici molto irregolari, o per una particolare caratteristica anatomica. Si sa, che ogni podista può rappresentare un caso a parte. Fatto sta che ce l’abbiamo. Che fare?
Se il nostro medico ci ha già visitato, ci avrà subito detto che bisogna riposare. La fase della guarigione, di ogni guarigione, non può non cominciare che con il riposo. Specifichiamo. A volte basta il semplice riposo, Quindi, massima attenzione. Quando facciamo riposo, facciamo riposo… Fare riposo non significa ridurre il chilometraggio e il ritmo… Chiaro? Poi, antinfiammatori. Diciamo che una settimana di riposo alla quale se ne aggiunga un’altra di antinfiammatori, dovrebbe bastare. Però, un consiglio sempre valido è quello di osservare attentamente le scarpette. Se appena ci sembrano consumate, mettettiamole da parte. Se ci viene l’idea di provvedere con un plantare, potremmo aver ragione; ma iil più delle volte torto: preparare un plantare per esigenze specifiche, non è da tutti. Meglio attenersi al cambio delle scarpette, magari ricordandosi che ogni scarpetta è meglio non superi i 1.000 km. E sempre a proposito di scarpette, ricordiamoci che anche loro devono “riposare”…Ciò significa che è sempre meglio “avere” un corredo di scarpette per ogni evenienza, almeno due, una ammortizzante, per gli allenamenti di fondo e una più leggera e reattiva per gare e allenamenti veloci.