Gara, insostituibile allenamento

Tutto lascia presagire che passerà ancora molto tempo prima che si possano riorganizzare delle gare podistiche, siano esse su pista, su strada, di trail o di cross. Purtroppo. E intanto il povero appassionato, il podista amatore di buon livello o quello domenicale, come e cosa fa’? Come si allena? Cosa materialmente mette in pratica per rispettare i programmi a cui era solito rivolgersi per ottimizzare le sue performance? E’ una questione da non prendere sotto gamba (a proposito di piede…), perché ormai è un anno che non si disputano più competizioni ufficiali ed è un periodo di tempo molto lontano, al quale nessun podista era abituato, e “la lontananza” si sa, come diceva quella vecchia canzone, “spegne i fuochi piccoli, ma accende quelli grandi”.

Però, non resta che attendere e sperare che passi questa maledetta pandemia e, nel frattempo, cercare di mantenere una condizione fisica (ma anche psichica…) accettabile, che possa consentire un non completo affievolimento delle capacità fisiologiche atte allo sforzo sportivo. Si dirà, in tale prospettiva, che bisognerà intensificare, e magari diversificare un po’, gli allenamenti ai quali si era soliti sottoporsi. Ma comincia a fare presa nelle menti di tutti i podisti, di qualsiasi livello essi siano, quella che una volta girava nell’ambiente come una “perla illustrativa” dell’intero movimento, che cioè la gara fosse “il migliore allenamento”.

In effetti, è proprio così. Possiamo affermare, a questo punto, che senza gara una buona fetta del programma di allenamento va’ a farsi benedire. Vale a dire che l’intero impianto della corsa, il sistema di preparazione, comprendente allenamenti giornalieri diversificati, alimenti assunti in modo controllato, materiali specifici indossati, ansie e tensioni delle vigilie, del raggiungimento delle località dove si svolgono le manifestazioni, e tutto il resto che ne consegue, sfuma e si deteriora nell’attesa di un presente che non c’è. Si “corre” così il serio rischio di staccarsi dalla realtà, di allenarsi in modo discontinuo, di farlo in maniera o troppo blanda o troppo massiccia, con la seria possibilità di perdere entusiasmo, o perfino di contrarre qualche infortunio non di poco conto.

Qual è il consiglio che un vecchio amatore può dare? Nessuno, perché mai si era verificata questa congiuntura. Non esiste una storia, una statistica, un precedente su cui basarsi. E allora? Nella vita esiste il “buon senso”. Esiste per tutti. E’ universale, di facile accesso  ed è anche economico. Questo è il momento di utilizzarlo. Cos’è il buon senso? E’ quello che si trova in ognuno di noi, basta interrogarlo con sincerità, magari nel chiuso di una stanza, quando si è soli con il proprio io. Sapremo allora cosa fare….

 

 

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