Il riposo che fa’ bene, il riposo che fa’ male

Oggi parliamo di riposo, di quello che fa’ bene e di quello che fa’ male. Perché il riposo, come per qualsiasi attività naturale, può essere vantaggioso o perfino dannoso. Un esempio ce lo fornisce l’alternarsi delle stagioni: se l’inverno, cioè il riposo della natura, si protraesse oltre il dovuto, non produrrebbe i benefici futuri che invece normalmente si ricevono. Così un podista, se rispetta i tempi tecnici del suo riposo, che possono variare da caso a caso, ne ottiene i risultati positivi che si aspetta. Ok, ma è possibile individuare questa… doppia faccia del riposo…? Vediamo…

Esiste il riposo di stanchezza (dopo una gara, o alla fine di un allenamento intenso) e il riposo di ripresa (generalmente, dopo un infortunio). Come si vede, entrambi sono “forzati”. E’ questo è già un limite, perché il riposo dovrebbe essere quasi sempre programmato”, il che equivale a dire che dovrebbe essere “preventivo”, onde evitare… spiacevoli sorprese, cioè inaspettati e sgraditi cali di efficienze organiche in grado di sfociare perfino in infortuni più o meno gravi. Ma cerchiamo di fare una maggiore distinzione…

Nel caso si sia partecipato ad una gara impegnativa, sia sotto l’aspetto del chilometraggio sia sotto quello dell’intensità, il riposo può essere un buon antidoto alla fiacchezza che inevitabilmente è subentrata nell’organismo. In questi casi, è doveroso, più che consigliabile, sospendere qualsiasi attività fisica. Ma se la gara o l’allenamento non hanno richiesto energie massimali, l’eventuale riposo potrebbe (il condizionale è d’obbligo) far ristagnare nell’organismo, facendoli aumentare, i depositi di grasso non bruciati dai minuti della corsa lenta. Meglio avrebbe fatto, il podista interessato, a sostituire il riposo con un’altra seduta di corsa lenta.

Diverso il caso, ovviamente, di un riposo dovuto ad infortunio. Qui, il podista interessato, deve (il condizionale adesso va’ sostituito con l’imperativo…) preoccuparsi di non causare una… beffa, al proprio organismo, oltre al danno…, predisponendo, nei limiti del possibile, un’attività fisica estranea al distretto infortunato, così da allenare comunque l’organismo, magari con esercizi mirati, la cui pratica effettuazione  si è in passato trascurata. Così facendo, si potrebbe perfino… salutare l’infortunio come una bella evenienza… e adottare il famoso detto che “non tutti i mali vengono per nuocere”, dal momento che si sarebbe approfittato di una spiacevole evenienza per tramutarla in ottima opportunità.

Insomma, bisogna distinguere: c’è riposo e riposo, oltre alla corsa. Detto in altri termini, saper correre è importante, ma spesso saper correre significa anche saper riposare.                                          

 

 

                                                                                                                                       

 

 

 

 

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