Se un allenamento ci sbalordisce

A volte può accadere che un allenamento ci sorprenda, positivamente, per la sua ottima riuscita, e che i risultati cronometrici conseguiti vadano oltre le nostre più rosee aspettative. In questo caso non bisogna esaltarsi, così come in quello diametralmente opposto non ci si deve deprimere: gli estremismi, nel podismo, sono quasi sempre cattivi consiglieri; e assumere un minimo di cautela nella valutazione dell’allenamento svolto, sia in bene che in male, è l’atteggiamento più saggio.                                     

Partendo dalla premessa che ogni allenamento deve far parte di un programma in grado di portare gradualmente il podista verso un miglioramento delle prestazioni, si deve sapere individuare, al di là di vaghe fantasticherie, i sostanziali progressi conseguiti. Nel caso si sia ottenuto un risultato cronometrico inaspettato, forse bisogna interrogarsi se non si siano affrettati i tempi di sostanziale adeguamento fisiologico che sottende qualsiasi tipo di prestazione. Se non si concede al proprio organismo tale adeguamento, si “corre” il rischio di favorire un ritorno di lattato solo perché non si è smaltita la fatica, accelerando, e quindi forzando, i naturali tempi di recupero. L’entusiasmo di oggi, potrebbe tramutarsi nella sconfitta di domani… Quando le gambe girano troppo bene…, significa che qualcosa non va’… Viceversa, se un allenamento ci lascia interdetti e con un certo accumulo di fatica, nonostante la ferrea applicazione del programma predisposto fino al giorno precedente, molto facilmente si tratta di un semplice episodio il quale, tradotto, si potrebbe derubricare come un semplice recupero un po’ affrettato. Lo sconforto di oggi, probabilmente si tradurrà in gratificazione di domani, fatto salvo un migliore e quindi maggiore recupero…    

In definitiva c’è un limite, superiore e inferiore, oltre il quale è sempre meglio non andare. Ma il podista deve stare maggiormente attento a quello superiore, perché è più facile che si faccia prendere dall’entusiasmo. E la ragione è molto semplice, se si riflette appena un attimo. I due poli che abbiamo evidenziato, superiore e inferiore, portano all’entusiasmo e allo sconforto. Però, mentre è difficile avere un contraccolpo fisiologico quando si corre piano (nello sconforto) è più facile che ciò accada, cioè affaticare l’organismo oltre il dovuto (nell’entusiasmo), quando si corre troppo forte e non si è nella reale e sostanziale condizione di poterlo fare.                                                                                                    

Qualche podista esperto, diceva tempo fa: “Stai bene? Allora fermati.”

 

 

 

 

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