La corsa, quella vera

Quando un amico ti manda una foto, a volte, è come quando ti manda un invito a dire certe cose, anzi, a ripeterle… E se la foto ritrae due podisti che ti sono stati maestri di podismo, c’è da riflettere solo un istante (il tempo di indulgere in ricordi), per poi rispondere all’invito e ripetere ancora una volta (lo sto facendo troppo spesso in questo tribolato periodo di post-Covid 19) che invece di massacrarsi in lunghi allenamenti tipici di quelli preparatori per una maratona, forse sarebbe il caso di cimentarsi in quelli più variegati e diversificati per preparare qualche gara su pista (notoriamente più brevi) appena il caso (come sembra e si spera) lo richiederà.

La foto ritrae due amici, Alfonso Liuzzi e Nicola Severini, da me soprannominati, amorevolmente e rispettivamente, “fenicottero” e “acciuga”. Li si vede in un classico atteggiamento su pista. E dove, sennò…? La pista è il luogo dove si mette a nudo le capacità del podista, dove si mettono il luce la bontà dei suoi allenamenti, la sua tenacia nel perseguire un programma di allenamenti, in cui non si trascura, anzi si enfatizza, la ricerca dello stile. Soprattutto, la pista ti da’ la misura esatta del percorso della gara. La pista non illude, dichiara. La pista è lo specchio della tua reale dimensione podistica.

I due amici in questione, tanto per accennare alla maratona, correvano la distanza, Alfonso, intorno alle 2h e 30’ e Nicola intorno alle 2h e 40’… Durante i mesi invernali, correvano essenzialmente per la costruzione aerobica, nella quale erano previsti  i cross e le gare indoor. Qualche rara garetta domenicale di una diecina di km, serviva come test, per verificare il grado raggiunto dalla preparazione, consci che non si poteva e non si doveva essere al top in quel periodo…, al quale sarebbe seguito quello invernale, cosiddetto “specifico” durante il quale si passava alla fase anaerobica, sempre con qualche garetta domenicale preparatoria. Faceva, in quegli anni, eccezione la Roma / Ostia, famosa 21 km, che si correva in febbraio (Nicola Severini, ad esempio, vi ha un personale di 1h e 11’…).

Soffermiamoci un po’ sullo stile… Stanno correndo su pista, di sera… Dev’essere così, perché Alfonso indossa una maglietta sotto la canotta: i palazzetti sono sempre freddi, specialmente di sera… L’incedere è perfetto. Qualcuno potrebbe dire che hanno una spalla leggermente sbilanciata in alto, Alfonso quella sinistra, Nicola quella destra. Non è vero. La ragione è che la gamba d’appoggio, nell’ambito della spinta, richiede uno “sbilanciamento” in avanti della spalla inversa. D’altronde, i piedi posteriori dei due podisti, raggiungono lo stesso livello, mentre le mani sfiorano le anche nella loro oscillazione naturale. Sembra che non facciano fatica, nel loro incedere, ma stanno correndo almeno a 3’ e 30” al km… Credo si tratti di un 3.000…

Ecco, io ho imparato da questi amici. Ho avuto la fortuna di cominciare osservando questi ragazzi, i quali correvano osservando gente come Panetta, Cova, Antibo, Mennea, Lambruschini, Longo…, eccetera eccetera… Sono stato un podista fortunato.

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