Correre in casa

Prima di cominciare a scrivere queste mie modeste riflessioni, mi sono posto il problema se non fossi diventato un cinico opportunista, volendo in un certo qual modo approfittare della tristissima attualità a cui tutti siamo come società sottoposti, in tempo di Covid 19. Però, credo che il mio senso di libertà, mio ma anche quello degli altri, non debba mai essere messo in discussione, meno che mai in un frangente tanto doloroso e preoccupante come questo. Così, mi decido a scrivere le mie impressioni, i miei turbamenti, i miei tentativi di esorcizzare la situazione; e chi vuole avere la pazienza di leggermi, lo faccia senza ostilità nei miei riguardi. L’importante è che noi, io e voi, ci manteniamo sempre liberi e sinceri nelle nostre azioni.

Non a caso, il titolo recita “correre IN casa, non “correre A casa”… Nel senso che chi avesse a sua disposizione un giardino è da considerarsi senz’altro favorito, rispetto a chi invece deve muoversi fra le classiche 4 mura. A questo podista fortunato, non rivolgo per intero la mia attenzione, anche se una lettura potrebbe forse fargli notare qualche elemento, diciamo così, di similitudine a cui attingere secondo la sua oggettiva discrezionalità.

La prima cosa che il podista “imprigionato” in casa deve fare pur di correre, deve poter ricavare un “giro” che vada dai 10 ai 15 metri, da ripetere più volte, ovviamente. Altrimenti, la faccenda rischia di farlo precipitare verso la china della… cura psichiatrica. Poi, deve prevedere un piano di allenamento, comprendente una prima fase di “assaggio”, per “familiarizzare” (stiamo parlando di correre in casa, verosimilmente al cospetto di altre persone…) con gli spazi che andremo ad usare. Inevitabilmente, si porranno davanti a lui… tante curve, come mai in precedenza…, dal momento che è notorio che i podisti prediligono e sono abituati a lunghi rettilinei e che nelle curve, alle quali appunti non sono abituati, hanno problemi di stile, cioè di assetto di corsa. Per questo motivo, dovrà programmare l’intensificazione della pratica degli esercizi, statici e dinamici, propedeutici alla corsa (spesso disattesi), per fronteggiare degnamente il nuovo e per certi aspetti insolito “carico di lavoro” a cui saranno sottoposti tutti i distretti muscolari. Infatti, correndo in un circuito ristretto di pochi metri, i muscoli delle gambe saranno troppo costretti alla contrazione eccentrica. Essa è quella particolare attivazione muscolare mediante la quale il muscolo produce forza, senza accorciarsi come avviene quando si può dispiegare nella fase concentrica. Quindi, la ripetizione ossessiva della contrazione muscolare eccentrica dovuta all’incessante ripetersi delle curve, poste ad esempio fra un comodino e un tavolo, va’ prevista e curata con l’applicazione abbastanza severa di specifici esercizi, da effettuare quasi tutti i giorni, almeno nel periodo iniziale di questo nuovo modo di allenarsi. Quali sono questi esercizi? Non faccia finta, il podista, di non conoscerli: squat, skip, balzi, lev carrell, addominali, dorsali, pesi (anche bottiglie di acqua minerale) per le braccia, torsioni del busto, piegamenti… Vada anche, il podista, ad informarsi on line…; vi troverà utili filmati e schede illustrative, per cui avrà soltanto l’imbarazzo della scelta… L’ultima raccomandazione riguarda il piano di allenamento vero e proprio; la tabella, tanto per intenderci. Si consiglia una prima settimana di approccio, giusto per prendere confidenza: organizzare gli orari, l’alimentazione, l’abbigliamento… Insomma, come si è soliti fare quando ci si allena in modo “normale”. Dopodiché è consigliabile fare durare gli allenamenti, più o meno, il tempo al quale si era abituati: 1h, 1h e 30’, quello che è. E inoltre, correre a giorni alterni, riservando gli esercizi ai giorni di mancata corsa. In fondo, si tratta di continuare a correre e di rinforzare tutti i distretti muscolari. Fare tutte e due le cose contemporaneamente non dovrebbe giovare un granché. Come dire,  due padroni non si possono servire….

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