Perché si corre su pista in senso antiorario?

Bella domanda… A volte facciamo le cose in automatico, pensando che siano ovvie oppure che siano state sempre così. Succede quando dimentichiamo che tutte le cose hanno una storia, cioè un inizio… Già, perché si corre su pista in senso antiorario? C’è chi sostiene che girando a sinistra, dalla parte del cuore, avvenga una migliore resa cardiovascolare; che sia più efficiente la rotazione in curva del braccio destro, deputato alla resa tecnica del gesto; che si voglia attenere alla maniera di scrivere, appunto da sinistra verso destra…

In realtà, la decisione venne presa appena prima della quarta Olimpiade, quella che si svolse nel 1908, a Londra. Fino a quel tempo, le gare di corsa su pista si svolgevano senza un criterio comune, in metri o in miglia, tanto per intenderci. Inoltre, in quel tempo, non esisteva ancora una federazione di Atletica Leggera universalmente riconosciuta. Per cui, il problema si pose, e anche abbastanza aspramente. Ricordiamoci, noi che siamo podisti, che fu in quella Olimpiade che si sancì la classica distanza dei 42,195 km per una maratona, dal momento che la regina d’Inghilterra “chiese” che le venisse concessa la gentilezza che la gara terminasse in corrispondenza del palco reale…, e non 2 km prima… D’altronde, bisogna capirli, questi inglesi, dato che quasi tutti gli sport erano nati da loro iniziative. Insomma, le discussioni furono accese, fra la delegazione soprattutto europea e quella inglese, fra l’adottare il sistema delle miglia o quello metrico decimale. Infine, la spuntò il metro, ma agli inglesi venne concesso… l’antiorario. E ciò non stupisce, perché spesso gli inglesi, sarà in virtù del loro “splendido isolamento”, fanno le cose proprio al contrario, rispetto alle nostre abitudini (guida a destra, brexit, tè invece del caffè…).

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