Correre in tempo di coronavirus

E’ antipatico occuparsi di questo problema (sembra di fare opera di sciacallaggio e/o di rincorrere la drammatica attualità), “correre in tempo di coronavirus”, ma per i podisti, appassionati di corsa che svolgono la loro passione con amore e perseveranza, effettivamente costituisce una dolorosa evenienza la pratica impossibilità di gareggiare come si era soliti fare. Nel frattempo, ligi alle direttive sanitarie nazionali, per altro emanate per decreto, che si fa’?

Volendo, a parte gli atleti di élite (sulla cui situazione non ci sentiamo di avere le competenze necessarie) il problema esiste per due grandi e grossi blocchi di podisti amatoriali: quelli in ritardo di preparazione e quelli in forma… Per i primi, senza voler fare una battutaccia, dato il momento particolarmente serio che viviamo, è quasi un toccasana. Essi possono utilizzare il periodo al fine di ottimizzare un completo ripristino delle loro capacità organiche. Per i secondi, purtroppo, il problema è un po’ più complesso… Per farvi un esempio banale, giusto per sdrammatizzare, è la stessa differenza che passa fra un povero e un ricco. Mentre quest’ultimo ha il problema di come spendere i soldi, l’altro, lo stesso problema, non ce l’ha proprio… Soffermiamoci dunque sul podista mediamente in grado di gareggiare domenicalmente (che per fortuna costituisce la maggioranza…) ed anche su quelli che magari si trovano nel bel mezzo di una preparazione di una Maratona o di una Mezza. A costoro converrà non disperdere la base aerobica che sicuramente avranno acquisito e, contemporaneamente, sollecitare quel tanto che basta la condizione anaerobica. Come? Potrebbe bastare un “lavoro” a settimana, invece dei due o tre, gara domenicale compresa. Durante la settimana, il “lavoro” dovrebbe essere costituito dalla corsa media, mentre si potrebbe riservare alla domenica un allenamento in progressione di velocità, o in alternativa un fondo lento collinare.

Qualcuno potrebbe obiettare: “D’accordo, ma per quanto tempo?” Amici podisti, non dobbiamo avere fretta… Mettiamola su questo punto: è una questione di priorità. La nostra è una bellissima passione, ed è anche salutare, in quanto ci fa’ star bene, fisicamente e mentalmente. Ma siamo sempre membri di una comunità che a quanto pare non sta bene e bisogna “cedere il passo” ad altre realtà, in attesa che le autorità competenti, con la nostra attiva collaborazione, sappiano indicarci la “strada” della possibile soluzione. Nel frattempo, qualora ce ne fosse bisogno (ma pensiamo non sia il nostro caso) riscopriamo la gioia di correre per il semplice gusto di farlo, da soli o in compagnia, affrancandoci dall’assillo di un cronometro che attesti il nostro grado di felicità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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