Gareggiando, il podista non trascura la famiglia

Un giovane podista ci ha posto un argomento sul quale vale probabilmente la pena di riflettere, perché può interessare più di una persona, di qualsiasi età o condizione sociale: correre è bello e fa’ star bene, in tutti i sensi; però, non di domenica, per non trascurare la famiglia. Gli abbiamo subito precisato alcune cose, prima di tutto che la corsa deve produrre gioia, poi che la famiglia deve avere sempre, giustamente, la precedenza su tutti gli altri aspetti della vita e, infine, che c’è una grande differenza fra “correre” e “gareggiare”. Intanto, sia l’una che l’altra cosa non sono affatto obbligatorie e non si sovrappongono in alcun modo, anzi, spesso (sempre, oseremmo dire) il loro connubio le rende entrambe migliori, perché (sembra una frase ad effetto, ma non lo è)…, “correre fa’ gareggiare meglio e gareggiare fa’ correre meglio”.

Magari, il giovane podista, ha praticato un altro sport e quindi non conosce i “meccanismi” del correre e, soprattutto, del gareggiare; per cui adesso gliene facciamo un breve ma rappresentativo resoconto.

Si gareggia prevalentemente di domenica mattina, a parte qualche sporadica “notturna”, che è una tipologia di gara quasi esclusivamente estiva, quando cioè la temperatura esterna è molto elevata e risvegliarsi al mattino presto, dopo che non si è dormito a sufficienza per svariati motivi è davvero problematico.

La sveglia viene puntata più o meno alle 7, un’ora prima del raggiungimento del raduno, località di solito situata nelle vicinanza della provincia ove si risiede. La partenza della gara, sempre di solito, è alle 9. Ora, a parte qualche rara Mezza (21 km) e qualche rarissima Maratona (42 km), la gara consiste nel percorrere 10 km (su strada). Possiamo garantire al nostro giovane podista che il tempo occorrente per giungere al traguardo, dipende oltre che dalle proprie capacità fisiche, anche dall’età del concorrente. Anzi, possiamo stilargli una specie di tabella come di seguito esplicitiamo:

  • 30’, per atleti professionisti (spesso del nord d’Africa), intorno ai 35 anni di età;
  • 35’, per atleti evoluti, che difficilmente superano i 40 anni di età;
  • 38’, per atleti veloci, che possono anche superare i 45 anni di età;
  • 40’, per atleti tenaci, dai 35 anni di età fino ai 50, per i più esperti;
  • 45’, per atleti che si allenano con serietà, con o senza esperienza;
  • 50’, per atleti non più giovani, anche dal punto di vista podistico;
  • 55’, per atleti non più giovani e inesperti.

Al giovane podista non può sfuggire che, se fosse impegnato in una gara domenicale di 10 km, potrebbe, nel giro di un’ora al massimo…, già fare ritorno a casa sua. E così, il timore di trascurare la famiglia sarebbe bell’è svanito. Perché uscirebbe di casa alle 7, mentre tutti verosimilmente dormono ancora, vi farebbe ritorno verso le 11… e potrebbe addivenire a tutti i piacevoli impegni ai quali è solito provvedere. Ad esempio, se fosse padre di qualche bel  bambino…, a quale ora i figlioli chiedono al padre di portali al parco, o da qualche altra parte, se non verso le 11…?

Ne faccia buon pro, il nostro amico e giovane podista: davanti a lui, quasi per magia, si schiudono scenari di una bellezza indescrivibile!

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