Lo stretching dinamico

Conosciamo i limiti della nostra modesta erudizione in materia podistica… Tuttavia, vorremmo lo stesso manifestare l’opinione che abbiamo maturato nell’arco temporale di un trentennio circa un argomento piuttosto controverso: se convenga o meno fare dello stretching prima di un gara e, soprattutto, prima di un allenamento. E ancora, cercare di distinguere fra due tipi di stretching, fra quello statico e dinamico, di cui forse non si parla mai a sufficienza. E’ opinione infatti abbastanza comune ritenere che vada fatto qualche esercizio prima di un cimento sportivo, ma sempre da fermo, escludendo così di fatto un’importante opportunità, anche ai fini del miglioramento della tecnica di corsa, che non si può acquisire, secondo noi, solo mediante potenziamenti statici.

Qualcuno potrebbe pensare che certi esercizi vadano esclusivamente indirizzati ad atleti giovani. In realtà, quando degli esercizi sono utili, lo sono… senza limiti di età. Certo, ai fini di una corretta postura, che poi significa ottimizzare il ritmo di corsa, ergo, correre più veloci a parità di sforzo prodotto, lo stretching dinamico è diretto a quelli che ancora devono sviluppare nel loro complesso sia muscoli che tendini; ma anche in atleti, sia pure amatori, non può che risultare utile beneficiare di un miglioramento delle proprie capacità funzionali. Vorrà dire che simili esercizi saranno praticati, dai giovani, con una frequenza “quasi giornaliera”, e dai meno giovani, con una frequenza “quasi settimanale”. Non solo. Mentre per i giovani le serie di esercizi proposti dureranno almeno una trentina di secondi, con analogo recupero, per i meno giovani i minuti si ridurranno, anche per i recuperi, a una ventina.

Un’ultima considerazione comunque va’ fatta: lo stretching è meglio farlo prima o dopo la corsa? Secondo noi, è sempre meglio farlo prima, almeno quello statico. Quello dinamico, magari, si farà dopo qualche seduta di allenamento in cui è previsto si faccia come da tabella di preparazione dopo una corsa lenta, specialmente nelle categorie giovanili. Per tutti gli altri “dopo corsa”, resta il sempre utile defaticamento.

Ma vediamo in concreto qualcuno di questi esercizi dinamici, che hanno in comune la necessità di poggiare di avampiede e non di tallone, dato che lo spostamento in avanti della corsa lo richiede.

Calciata dietro. Si corre stando sul posto, con il tallone della scarpa che sfiora il gluteo, mentre la coscia resta dritta. E’ un esercizio che favorisce il potenziamento dei muscoli anteriori della coscia che resta ancorata alla superficie, mentre il piede interessato, nell’oscillazione dell’altro piede che sale verso il gluteo, non può che coordinarsi.

Richiamo sotto. In questo caso, il piede segue il movimento della coscia che si angola rispetto alla spinta propulsiva dell’altro piede. E’ il gesto che simula nel modo più completo la corsa e, per farlo, il piede di spinta non può che poggiare di avampiede, per favorire lo spostamento in alto sia della coscia che del ginocchio dell’altro arto, come in effetti avviene nel gesto del movimento in avanti.

Skip. Lo skip è una corsa nella quale si enfatizza l’alzata della gamba, determinando nel piede di appoggio la necessità di poggiare di avampiede e causando il potenziamento dei muscoli della gamba, aumentando la coordinazione piede-caviglia-ginocchio.

Balzo. In effetti è uno skip, ma effettuato, nel movimento della corsa, una gamba per volta, con slancio esplosivo praticato per qualche decina di metri. In questo esercizio si realizza la sintesi della coordinazione del gesto della corsa, mediante la sollecitazione e il potenziamento di tutte le parti che la compongono.

 

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