Un classico caso di “corto veloce”

Piove; intensamente. Già dal giorno precedente il podista ha guardato preoccupato sia la pioggia che è scesa incessante sia le previsioni del tempo per la settimana a seguire. Entrambe le “visioni” sono state assolutamente scoraggianti: acqua a catinelle e simboli di nuvole grigie squarciate da lampi… Che fare? In questi casi, insoliti ma non tanto rari, andrebbe fatto un “corto veloce”. C’è il rischio infatti di dover star fermi per molti giorni. Meglio operare una tattica di ripiego, che poi tanto di ripiego non è, dal momento che può risultare perfino utile diversificare un po’ il tipo di allenamento a cui siamo soliti essere sottoposti. E’ un po’come variare il percorso di allenamento, per evitare la noia. L’unica differenza è che in questo caso non dobbiamo imprimere alla nostra corsa il ritmo lento, ma sostenuto. In effetti, il corto veloce è, e deve essere, un lavoro.

Cominceremo con l’indossare l’abbigliamento “consono” in casi come questi, e cioè: scarpe non… superleggere e nuove di zecca; calzamaglia a coprire per intero gli arti inferiori; maglia a manica lunga, ma leggera e traspirante; smanicato impermeabile; berrettino. I materiali saranno, il più possibile, catarifrangenti.

Indubbiamente, dobbiamo uscire a correre già con una forma di riscaldamento effettuato. E’ ovvio che si tratterà del non miglior riscaldamento possibile, sia per efficacia che per durata, ma un accurato stretching e qualche minuto di corsa da fermo (anche dei balzi), possono costituire un valido rimedio. Fatto ciò, si uscirà per correre su di un percorso ondulato, in modo tale che anche l’iniziale e ovvia corsa lenta possa costituire, per i muscoli e per i tendini, un impegno abbastanza consistente. Ma trascorsi pochissimi minuti, non più di dieci, la frequenza cardiaca salirà ai livelli della corsa anaerobica e la si manterrà per almeno una buona mezzora, possibilmente qualcosa in più, altrimenti non si produrranno gli effetti allenanti della corsa. Infine, cinque minuti defaticanti, saranno i benvenuti… La pioggia che ci cadrà addosso, ora non più ostile, ci apparirà quasi come un premio al nostro coraggio e alla nostra dedizione alla causa… In realtà, siamo stati solo razionali: abbiamo corso ad un ritmo rispettabile per un trenta minuti, il minimo sindacale per chi abbia in animo di preparare una gara di 10 km; e un utile intermezzo operativo, per spezzare la mancanza di allenamento, a causa di un’intera settimana di cattivo tempo.

Alla fine dell’allenamento, diamo uno sguardo al nostro cronometro bagnato: tutto ok!

 

 

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