L’allenamento non finisce quando… finisce la corsa

A vedere come un gran numero di amici si allenano, mi viene spesso lo stimolo a dirgli quanto si sbaglino… Ora per un motivo, ora per un altro, “corro” sempre il rischio di essere scocciante… Ma che ci posso fare…, è più forte di me. Forse, perché ho avuto… cattivi maestri, persone cioè che prima d’insegnarmi a correre, mi hanno fatto… vedere come si fa’. E quando io, per ignoranza o per pigrizia, non ottemperavo a un qualche dettaglio che in tutta sincerità mi appariva secondario, ero puntualmente da loro redarguito. In questa occasione, sto alludendo al “defaticamento”.

Intanto, bisogna precisare che la corsa, tutto sommato, è… sempre la stessa…, sia che si tratti di una gara sia che riguardi un  semplice allenamento. Essa, la corsa, è sempre “divisibile” in tre parti: riscaldamento, corsa prestabilita, defaticamento. Come si sa, almeno come tutti i podisti sanno, nella fase del riscaldamento si porta gradualmente l’organismo nella migliore condizione organica per poter sostenere l’impegno. In quella che si è definita come “corsa prestabilita”, si mette in pratica il ritmo per cui si corre in base ad un certo programma. Infine…, infine si ritiene spesso che il più si sia fatto e il… povero defaticamento venga bistrattato, spesso non lo si fa’ proprio… Invece, si dovrebbe consentire all’organismo di tornare alla condizione di riposo in maniera non brusca, per evitargli un improvviso e deleterio cambio di ritmo. Perché ogni volta che si cambia ritmo in modo vertiginoso si sottopone il corpo ad una vera e propria violenza, sia che si vada dal lento al veloce che l’inverso. Nel primo caso, può verificarsi un ritardo della prestazione ottimale con un affaticamento perdurante durante la corsa in grado di causare scompensi muscolari (soprattutto contratture). Nel secondo caso, avviene uno “stordimento fisiologico” per cui l’organismo, dopo essere stato per lunghi minuti impegnato in una condizione di corsa ben calcolata, con delle sollecitazioni alle quali rispondeva con concentrazione, ora improvvisamente, cessando del tutto la motivazione fisiologica, si lascia andare ad un vero e proprio crollo di tensione.

Una prova? Quando Bordin vinse la maratona olimpica a Seul, all’arrivo volle baciare la pista. Ecco, un attimo prima la sua corsa era bella, elastica e veloce. Ma, una volta baciato il suolo, quindi dopo essersi fermato bruscamente senza aver fatto un po’ di defaticamento, non… si reggeva più in piedi…, barcollava e si toccava i muscoli delle cosce.

Eppure, basterebbe poco…, anche un 5’… Mentre il riscaldamento richiede minimo 10’ e la corsa programmata più o meno un’ora, si dovrebbe trovare il tempo di dedicare qualche minuto al defaticamento, se non altro per trattare bene il nostro corpo e per… ringraziarlo per quello che ci ha dato.

 

 

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