Quelle lettere di Malagò al CIO

Pochi giorni fa è rimbalzata la notizia che il presidente del CONI, dott. Giovanni Malagò, ha spedito due lettere al CIO il cui contenuto ha dato adito ad aspre polemiche. La varietà e la qualità dei commenti ci ha incuriositi e avremmo voluto leggere personalmente i testi delle due missive, per non farci condizionare dagli autorevoli interventi nell’esprimerne un nostro. Non ci siamo riusciti. Volendo, è giusto, sono atti di ufficio e quindi riservati. Evidentemente, coloro i quali hanno espresso la loro opinione hanno i titoli per farlo. Tuttavia, vorremmo tentare di approfondirci e di darne una nostra personalissima opinione. Sì, opinione…, perché senza poter leggere le missive in questione si possono solo esprimere opinioni.

In un certo senso c’era da aspettarselo. Fin da quando alcuni mesi fa era stata approvata una legge delega (“Sport e Salute”) che ricollocava i finanziamenti destinati allo sport, non solo olimpico, ad una società diversa dal CONI. In effetti, se abbiamo capito bene, dei 408 milioni di euro gestiti dalla federazione nazionale dello sport, ne restano solo 40…, da destinare alla rappresentanza olimpica. La ratio del provvedimento in materia è stata quella di uniformarsi alla maggioranza dei paesi occidentali, per evitare evidentemente un accumulo di capitali e di potere politico finanziario che mal si concilia con la democraticità dello sport. Per contro, Malagò ha “informato” (come suo dovere, dice) il presidente del CIO, per una palese violazione della carta olimpica, o quanto meno dei rischi di incoerenza legislativa che questa legge comporta, mettendosi così al riparo da eventuali accuse di inadempienze.

Molte le critiche rivolte a Malagò, perché è sembrato che lui volesse mettere i bastoni fra le ruote alle prossime designazioni olimpiche all’Italia da parte del CIO. Ai più, è sembrato che Malagò abbia voluto dire al CIO che con una striminzita elargizione di milioni di euro non si possono in modo degno organizzare le manifestazioni olimpiche già in calendario. Qualcuno ha sollevato dubbi anche sulla effettiva posizione del CIO circa la sua imparzialità nei riguardi della linea politica delle nazioni. Insomma, è sembrato uno scontro fra organismi sportivi e legislazione nazionale, quando poi, a parole scritte, i primi sono per loro stessa costituzione, apolitici. Quindi Malagò fa’ il dispettoso, perché non ha gradito la recente scelta parlamentare, che obiettivamente è orientata ad una razionalizzazione della spesa circa i cosiddetti “grandi eventi”? Forse, teme che il suo rinnovo alla guida del CONI venga messo in discussione, se non opera con qualche atto “forte” che faccia valere e sentire la sua voce?

Ma poi, in tutto questo, qual è la nostra “opinione”? Siamo francamente delusi da queste dispute “politiche”. Noi auspichiamo che il denaro pubblico sia disponibile per una politica a sostegno della salute dei giovani, della Scuola (fin dalle elementari), delle periferie (che non siano abbandonate) e indirizzate a evitare sprechi di risorse, nell’organizzare eventi olimpici in centri già congestionati da traffici, non solo automobilistici….

 

 

 

 

 

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