Con quale canotta correre d’estate?

Ad ogni estate, si ripropone in tutti i podisti, il classico dilemma: correre con la canotta o senza? Nonostante si abbia in alcuni casi una notevole esperienza al riguardo, il caldo insopportabile fa’ vacillare le certezze del podista… Egli suda in qualsiasi momento, anche stando all’ombra, per cui si chiede se non sia il caso di non indossare alcunché. E’ come se si volesse anticipare la sensazione di freschezza con il contatto dell’aria sulla pelle… Infatti, appena si toglie la canotta, si sente subito un certo refrigerio. Quindi, niente canotta?

In realtà, la questione è molto più semplice di quanto sembri…, basta osservare come si vestono gli abitanti del deserto. Essi hanno capito (da secoli) che esporre la pelle al caldo torrido vanifica il processo di raffreddamento, poiché i raggi del sole “anticipano” l’evaporazione del sudore e così facendo inducono l’organismo a produrne di nuovo, incessantemente, rendendo l’iniziale stato di benessere un lungo periodo di affaticamento. Tra l’altro, continuando a sudare copiosamente, si perdono più sali minerali, oltre ai classici liquidi. Ed ecco che forse è opportuno sfatare un’altra leggenda metropolitana che “alligna” nel popolo dei podisti, spesso in quelli più sprovveduti. Non è vero che sudando e perdendo liquidi si dimagrisce. Basterà automaticamente bere acqua, subito dopo aver smesso di correre, che si ripristineranno le… condizioni di partenza, con il risultato che si sarà sottoposto l’organismo ad una inutile tortura…

Ma, in definitiva, come bisogna correre d’estate, con la canotta o senza? E’ ovvio, con la canotta. Però, con qualche accorgimento. Prima di tutto non dev’essere aderente, per niente. A differenza dell’inverno, dove bisogna trattenere il calore, qui bisogna lasciarlo andare, proprio per favorire la termoregolazione di cui si diceva. Magari, si può usare una canotta traforata, ecco, giusto per una sorta di ulteriore areazione. E i materiali tecnici di cui tanto si parla? Dipende. Dipende dal tipo del tessuto e, perché no?, anche dalla capacità economica del podista.

 

 

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