Infortunio e stop forzato: istruzioni per l’uso

Non è infrequente, purtroppo, il caso che il podista abituale, s’infortuni e che sia quindi costretto a un periodo di riposo, il quale può essere più o meno lungo in relazione al tipo d’impedimento subìto. Ora, è facile immaginare che un due o tre giorni di stop forzato non costituisce un vero e proprio problema, ma che un due o tre settimane, invece, per il podista abitudinario, per colui che è solito correre tutti i giorni o quasi, rappresentano i contorni e le sfumature di una tragedia… Ecco, prendiamo il caso di un amico podista recentemente infortunatosi e costretto pertanto alla inattività, “terapeuticamente” prevista, per un mese. Ci sentiamo di unire al suo sconforto il nostro e cerchiamo di consolarlo, scrivendo qualcosa al riguardo, una sorta di “istruzioni d’uso”, detto in altri termini, “non tutti i mali vengono per nuocere”.

Innanzitutto, si faccia l’amico un esame di coscienza… L’infortunio patito, può essere solo dovuto ad un… incidente di percorso (la caduta), o è invece il chiaro sintomo di un’attività protratta fino al limite delle possibilità, determinando una reattività muscolare precaria? Perché l’infortunio può essere di vario tipo, è chiaro: tendineo, muscolare, osseo. Ma è pur sempre scaturito da un carico eccessivo di lavori. Quindi, resta la perplessità per un infortunio dovuto a una causa accidentale. Non è che invece la “causa accidentale” è dovuta essenzialmente ad affaticamento?

Sgomberato comunque il campo dalla causa, o dalle cause, resta il problema: come stare un mese fermo? Sappia l’amico che la prima cosa che farà sarà ingrassare. Non subito, non nei primi due o tre giorni, perché i tessuti allenati sono elastici e tesi e non cedono immediatamente, mancando degli stimoli allenanti. Però, il problema, l’eventualità che si possano depositare cellule adipose dopo una settimana è molto più che probabile. Meglio dunque cominciare da subito ad impostare una dieta alimentare che riduca, di poco ma che riduca, la percentuale delle calorie da ingerire. Come nelle migliori tabelle alimentari, ad esempio, il 20% in meno andrebbe “diluito nel mese”. Cioè, nella prima settimana, applicare un 10% in meno, per non “violentare” l’organismo, abituato com’è a rifornirsi in quantità industriali a motivo dei molti km che si percorrono. Ma poi, dalla seconda settimana, attestarsi al 20% in meno è davvero doveroso: qualcosa è necessario “limare”, altrimenti l’impossibilità del movimento… si addensa nella formazione del grasso adiposo.

Naturalmente, consigliamo all’amico anche e soprattutto di attenersi alle prescrizioni mediche: un infortunio di un mese…, non può essere risolto solamente dall’esperienza podistica soggettiva, pur se notevole, come nel caso di specie. Evidentemente, la risoluzione del problema necessita di uno specialista…, non di un podista…

Infine, una realtà che tutti i podisti tendono a sottacere… Lo stare fermi per un mese è snervante, d’accordo, ma può servire all’organismo per quella operazione tanto necessaria che in effetti si effettua raramente: staccare la spina. Nel caso di un infortunio di questa portata, volenti o nolenti, noi consentiamo al nostro organismo un recupero eccezionale dell’efficienza neuromuscolare e comunque di tutte le componenti fisiologiche. Ecco perché dicevamo all’inizio che non tutti i mali vengono per nuocere. Quando si riprenderà a correre (e siamo sicuri lo si farà gradualmente), sarà tutta un’altra cosa…, pardon, corsa.

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