Marcia o corsa?

Si vedono sempre più spesso, in foto o… dal vivo, podisti che invece di correre sembrano marciare, perché poggiano di tallone, proprio come fanno i marciatori e… proprio come non dovrebbero fare loro. A volte abbiamo cercato, a voce o per iscritto, di suggerire qualche consiglio, ma ci siamo resi conto che è difficile fare presa su chi ha indubbiamente una certa età e ha già maturato, per così dire, una postura particolare. Ma poiché siamo molto testardi, oltreché sinceramente dispiaciuti che tanti podisti insistano sull’atteggiamento scorretto, ci ostiniamo ancora sull’argomento, nella speranza di… scalfire qualche convincimento. Anche perché, ribadiamolo, poggiare di tallone vuol dire rallentare la velocità della corsa…, e questo, ne siamo convinti, non lo vuole potenzialmente nessun podista…

Abbiamo detto le foto… Ecco, guardate questa che accompagna l’articolo: vi sembra che l’atleta corra o marci? Siate sinceri.

La marcia si differenzia dalla corsa, perché non ha la fase di volo, cioè quell’impercettibile istante in cui entrambi i piedi sono come sospesi nell’aria. Riper-corriamo la regola 230 della IAAF, laddove è stabilita la tecnica della marcia: 1) Un piede deve essere appoggiato a terra in ogni movimento, il piede che avanza deve toccare il suolo prima che l’altro piede lo lasci; 2) la gamba che avanza deve essere tesa (non si deve piegare al ginocchio) dal momento del primo contatto con il terreno fino alla posizione verticale.

Quindi, ripetiamo la domanda: l’atleta (Teodorico Caporaso), nel suo bel gesto tecnico, secondo voi, sta correndo o sta marciando? Dovreste rispondere che sta marciando, ma risponderete che sta correndo. Saremmo entrambi insinceri: noi, nel porre capziosamente la domanda; voi, nel fingere di avere esaminato attentamente e obiettivamente la foto. La verità? Noi pensiamo che la maggioranza dei podisti corra poggiando di tallone e voi, tutto sommato, ve ne infischiate che sia così. Anzi, potreste perfino pensare che noi siamo esageratamente fermi sulla questione. Ma, a parte il fatto che abbiamo già detto in premessa il motivo (meramente affettivo) che ci spinge a ripetere ulteriormente l’argomento, vogliamo perfino oltrepassare la soglia della vostra pazienza, suggerendovi qualche possibile rimedio per migliorare la postura…

Essenzialmente, esistono due tipi di podisti, uno comune e un altro raro, quello che corre su strada e quello che corre su pista. Per quest’ultimo, nulla di meglio che correre su di un tratto di pista, diciamo di un centinaio di metri, sul quale siano stati posti degli ostacolini ad altezza minimale. Corsi varie volte, andata e ritorno, dovrebbero indurre a poggiare di avampiede dopo che si sia inevitabilmente saltato l’ostacolo, che per quanto basso possa essere, tuttavia costringerà l’atleta a piegare il ginocchio e quindi ad alzare la gamba, causandone l’appoggio desiderato. Discorso completamente differente per lo… stradaiolo. Egli potrà correre in salita, anche con pendenze che non siano proibitive, perché sarà comunque costretto ad alzare un po’ la gamba, oltre ad accorciare il passo. Si avvederà in questo modo che l’appoggio scorretto col tallone, deriva dal tentativo di allungare il passo nell’erronea convinzione che l’aumento della velocità di corsa sia direttamente proporzionale all’ampiezza della falcata. Egli potrà anche correre allenandosi su di una scalinata, su di una rampa a scalini bassi e stretti, in modo da saltare uno scalino alla volta, senza dovere fare un passo pianeggiante prima di impegnare un altro scalino. E’ difficile trovare un percorso simile, ma se si ha la fortuna di averlo nelle proprie disponibilità, converrà insistervi per almeno una mezzora, dopo un adeguato riscaldamento, almeno una volta a settimana, al pari di un vero e proprio allenamento anaerobico. A lungo andare, intendendo con ciò un paio di mesi, dovrebbe notarsi un certo miglioramento.

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