Un allenamento di squadra

Non era stato previsto, o per lo meno non era stato previsto così, ma alla fine è uscito un vero e proprio “allenamento di squadra”. Cos’è accaduto? Semplicemente, è accaduto che si doveva mettere in pratica una tabella di preparazione, stilata dal sottoscritto per Nello Provitolo, in vista di una gara di 10 km per la fine del mese di giugno. In essa tabella era prevista una corsa in salita di 4 km, dalla “Strada” (via Bordiga, per i non avvezzi alla toponomastica ercolanese) alla “Siesta”. Bisognava che si fosse in due, io (l’estensore nonché responsabile della tabella) e ovviamente l’intrepido neofita, ansioso di dimostrare a se stesso, a me e agli amici costituenti la nuova squadra, tutta la bontà e la voglia di essere podisti per così dire seri, anche se il sorriso non deve mai mancare, per statuto, nelle nostre corse, presenti e soprattutto future. Purtroppo, o per fortuna, a quanto pare, le previsioni meteo erano catastrofiche, per cui lo stesso Nello (ormai Nellino, per tutti noi) mi mostrava un certo scetticismo, basti pensare che venerdì mattina, nel congedarsi dopo il caffè, mi diceva:

“Prufussò, e se domani anticipassi il lavoro?”, lasciando chiaramente intendere che temeva la pioggia, compagna indesiderata degli allenamenti di tutti i podisti, di qualsiasi livello essi siano.

“E no! Quando si deve fare un “lavoro”, che non è un allenamento, si deve fare!”, gli rispondevo piccato (avevo già in passato espresso (con durezza) lo stesso concetto. Anzi, aggiungevo:

“Sai che c’è? Anche se non lo faccio da qualche anno, domenica mattina scalo il Vesuvio con te, anche se piove!” Al che gli amici presenti, affrettavano i loro saluti per andare a lavorare, in modo tale che io potessi capire dal loro garbato congedo che non la pensavano come me…

Alle 5 del mattino, dopo essermi svegliato dall’uragano i pioggia che si abbatteva su Ercolano, comunicavo a Nellino che doveva munirsi di k-way e berrettino… Mi rispondeva più o meno come Garibaldi: “Obbedisco”. Ma dopo un’oretta, mi diceva che anche gli altri amici avevano espresso l’intenzione di essere della partita, cioè dell’allenamento. Mi faceva è piacere, così come l’assenso ottenuto ieri da Pasquale… Insomma, alle 7 saremmo stati in 6… Mancava solo Umberto, perché ancora alle prese con gli antibiotici. E alle 7 eravamo lì, già a ridere e a prenderci in giro a vicenda: Nellino, io, Nello, Michele, Pasquale e Paolo. “Come ti sei vestito ?”, “Scarsone, dove vai?”, questi i commenti più diffusi…

Avevo in mente di correre per  soli 2 km e poi di procedere a “passo libero”, come si dice in gergo quando si cammina: troppo tempo dall’ultima “scalata”… Invece, al 3° andavo ancora bene… Ancora vedevo le sagome di Nello, Nellino e Pasquale…, ed ogni tanto “controllavo” il passo lento e studiato di Michele e Paolo. Ma un due trecento metri dopo “Villa Matilde” (3° Km), ho avvertito una “cosettina” al polpaccio sx, ragione per la quale ho deciso di camminare, di non forzare. Stavo bene, era inutile e perfino dannoso continuare. Ero contento, perché lo stile era stato buono e non avevo avvertito un particolare fiatone. E poi ero contento, perché Nellino soprattutto aveva mostrato uno stile agile e leggero, in salita, che non tradiva particolari difficoltà. Ero persuaso che avrebbe finito l’allenamento fra i 28’ e i 30’, come gli avevo “intimato” di fare. Infatti, quando… l’ho rivisto, mi ha gridato:

“Prufussò, 29’!”

Poi in discesa, che ve lo dico a fare…, è stato un turbinio di sfottò e di risate, mentre io cercavo inutilmente di dare un senso di serietà a quello che avevamo fatto:

Nellino, il migliore:

Nello, il primo ad arrivare alla Siesta;

Pasquale, il più accorto (ha portato il ricambio, cosa utilissima negli allenamenti in salita e poi ha portato il cellulare per la foto);

io, il più saggio a non insistere nel correre (comunque 3 km abbandonanti, corsi bene, dopo un… secolo);

Michele, che ha corso bene, ma che deve evitare di effettuare strappi in salita, perché dopo il conto si paga sempre un po’;

Paolo, che ha avuto problemi a casa e ha dormito poco, troppo poco per il… Vesuvio.

Comunque, l’ultima “fatica” è stata quella di trovare una persona che ci fotografasse. Sciocchi noi tutti a non prevederlo: ma chi mai, alle 7 del mattino, col pericolo di pioggia, sarebbe andato sul Vesuvio? Infatti, quasi alla fine della discesa abbiano finalmente trovato un signore che accompagnava il suo cagnolino (che per altro, quando ci ha visto, ha abbaiato come un dannato…). Ma che ho detto, “ultima fatica”? Ho sbagliato. Dovevo dire “penultima fatica”, perché l’ultima è stata quella di dirigerci al bar per il caffè. Ho protestato:

“Dopo l’allenamento, subito in doccia!”

Ma è stato inutile…; ci siamo riversati schiamazzando nel locale, sbalordendo non poco il povero barista….

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