Che stress, la frattura da stress…!

Uno dei malanni tipici dei podisti, con l’aggravante che è subdolo, è la frattura da stress. Stiamo parlando del piede nella zona del metatarso. Però, intendiamoci, non è che questo infortunio è per sua natura “vigliacco”, nel senso che non ha il coraggio di manifestarsi chiaramente…, è che per sua stessa costituzione si manifesta all’inizio in modo quasi impercettibile, in un puntino osseo assolutamente trascurabile, per poi magari subire un’evoluzione decisamente invasiva che porta al danno irreparabile e alla necessaria interruzione dell’attività. Non si ricorderà mai abbastanza i milioni di impatti ai quali soggiace il piede nell’esercizio della corsa… Succede che i podisti evoluti (allenamenti intensi in quanto a sollecitazioni) e quelli che “macinano” km (allenamenti estenuanti anche per gare brevi) possono avvertire dei dolorini i quali solitamente scompaiono dopo pochi minuti (a volte dopo la fase iniziale del riscaldamento), per cui si corre ugualmente come se nulla fosse successo. Anzi, si comincia a ritenere che essi siano il necessario e naturale approccio dell’organismo all’approssimarsi dell’esercizio della corsa. Così facendo e così pensando, non si fa’ altro che far progredire il malanno osseo fino al punto di rottura (la frattura vera e propria). Non è accaduto nessun evento traumatico, come ben si vede, nessun piede in fallo, nessun inciampo… Però adesso il dolore è lancinante e non si può in alcun modo correre. Anzi, bisogna fermarsi e “correre”, questo sì, ma ai ripari…

La prima cosa da dire ai malcapitati podisti incorsi in una frattura da stress è che devono avere pazienza e rassegnarsi ad un lungo periodo di stop, la durata del quale comunque dipenderà dall’esame strumentale che faranno per conoscere l’entità del danno (e intanto assumere degli antinfiammatori, per attutire il dolore). Potrebbe non bastare la classica radiografia, perché spesso ne risulta una fallace negatività. Meglio sarebbe sottoporsi a una TAC o ad una scintigrafia. Essenzialmente, prima d’intraprendere una qualsiasi terapia per un qualsiasi infortunio, si deve sempre sapere bene… contro cui si combatte. Ma non si va’ molto lontano dalla realtà terapeutica se si preconizzano dalle 6 alle 10 settimane di stop: tutto sommato conviene ricordare che si tratta di una ricostruzione ossea… E bisogna anche prevedere nel lungo periodo occorrente alla ricostruzione della parte interessata che sarà meglio impedire al piede ogni possibile affaticamento, leggi carico, anche lievissimo. Le stampelle? Anche… L’ingessatura è il modo più comodo e utilizzato, però potrebbe comportare l’irrigidimento delle parti muscolari, per la qual cosa non sempre è consigliabile… Insomma, dalla diagnosi precisa alla terapia più indicata; dipende dalla situazione e dal soggetto. Da non dimenticare che i processi riparativi dell’osso si attivano soprattutto col riposo assoluto, per cui si verificano meglio di notte, quando si dorme…

E nel frattempo, i poveri podisti interessati, non possono praticare nessuna forma di sport, sia pure in forma lieve? E chi dice di no… La piscina e la palestra esistono: il nuoto e la cyclette sono in grado di consentire all’organismo un utile mantenimento dell’efficienza organica mediante esercizi che non gravano sul metatarso.

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