I podisti alla gara domenicale

Avete fatto caso a cosa si dicono i podisti nel procinto della partenza di una gara?  E’ un completo ripasso di tutte le patologie che si possono patire. Si sente parlare di “tendine di Achille”, di “sciatica”, di “mialgia”, di “distorsione”, di “contrattura”, eccetera eccetera. Quasi quasi, a sentire tutti questi lamenti, ci sarebbe da commuoversi, oppure ci sarebbe da preoccuparsi della salute mentale e non fisica, di questi temerari: se sono così ridotti, sicuramente… non vedranno la linea  del traguardo… Come avranno fatto, ci si chiede, a presentarsi alla gara in queste condizioni…? E lo sguardo si rivolge speranzoso e preoccupato alla coda del gruppo degli atleti partecipanti, in fondo al quale per fortuna s’intravede l’ambulanza…

Poi, come sappiamo, al segnale di partenza, tutti scattano come molle. Soffermiamoci un istante sull’argomento… In questa situazione, sono tutti bugiardi, i podisti…? Già sappiamo che molti di loro, specialmente i più veloci, mantengono un certo riserbo sugli allenamenti che effettuano, in particolare su quelli ritenuti maggiormente performanti. Così come pubblicizzano alcune loro prestazioni solo dopo averle effettuate, sorprendendo gli amici e i colleghi, giustificandosi col detto che bisogna parlare con i fatti. Sono cose che avvengono abbastanza ripetutamente. Si deve allora convenire che nella platea podistica esiste una sorta di omertà, di ipocrisia, o se vogliamo, di estrema pudicizia?

A parte ogni intenzione di scendere nei particolari più reconditi che albergano anche giustamente nell’animo dei podisti, e verso i quali nutriamo un rispetto quasi sacrale, noi riteniamo che il caso specifico da cui siamo partiti abbia un nome: adrenalina. Di una cosa infatti siamo assolutamente sicuri, sull’assoluta buona fede dei podisti. Essi realmente “sentono”, nel sangue e nella mente, tutti i malanni, le sofferenze, le asprezze a cui hanno sottoposto il proprio organismo…; e negli attimi che precedono la partenza dello starter, con al fianco gli amici di tante battaglie, in un certo senso si consolano a vicenda, esorcizzando i loro mali che affiorano alla coscienza, indicandoli. Poi, quando si parte, come per incanto, l’impeto dell’agonismo prende il sopravvento sulle paure, sui timori. I mali poco prima segnalati, si trasformano e si risolvano nel gesto appassionato della corsa.

 

 

 

 

 

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