Il più “classico” dei tendini è quello di Achille

La mitologia greca si “occupa” a più riprese del podismo, sia con gli umani che con le divinità, ma nessuna parte anatomica è stata tanto precisa e indicativa quanto il tendine di Achille. Questo perché, come è noto, la mamma di Achille, Teti, per preservarlo dalla morte, lo immerse nel fiume Stige, sorreggendolo, appunto, col tallone. Poi, come sappiamo, il povero Achille venne colpito dalla freccia avvelenata di Paride, con la complicità di Apollo, proprio in quel punto. Ma cos’è in effetti il tendine di Achille? E perché è tanto importante per i podisti?

Intanto, diciamo qualcosa che faccia capire l’importanza “antropologica” del tendine di Achille. Da una semplice osservazione delle scimmie, notiamo che il loro tendine non è sviluppato come quello dell’uomo, ma è molto più corto (quasi insistente nelle scimmie, quasi 15 cm nell’uomo). Ciò denota che tale tendine è deputato esclusivamente a favorire la corsa; ed infatti esso collega i muscoli del polpaccio al calcagno nel gesto della flessione della gamba. Si può senz’altro dire che più lungo è il tendine, più veloce è la corsa che si ottiene (guarda caso, Achille era chiamato “piè veloce”…). Insomma, questo tendine è molto grosso e lo si può notare nella parte visibile, cioè nei pochi centimetri che lo collegano al calcagno. E deve essere così, di spessore notevole, perché deve dare la risposta elastica della falcata. Meno male che è il tendine più robusto del corpo umano, dal momento che deve sopportare il notevole sovraccarico a cui è sottoposto nel gesto della corsa. Anzi, a tale proposito, risiede in questa causa, il sovraccarico, il motivo per cui qualche volta costringe il podista a fermarsi. Il malanno può manifestarsi come semplice infiammazione, oppure con una vera e propria lacerazione del tendine. Per giungere alla diagnosi nel caso che il tendine dia problemi, si fa’ leva sui sintomi raccontanti dal paziente, nell’esame obiettivo e sulla storia pregressa del soggetto. Nell’ipotesi si tratti di infiammazione, il primo intervento è senza alcun dubbio il riposo, seguono subito le applicazioni di ghiaccio (3/4 volte al giorno, per 15’ circa), poi le somministrazioni di farmaci antinfiammatori e infine il ricorso al fisioterapista, il quale saprà anche intervenire nel caso l’infiammazione abbia avuto origine da problemi posturali (se non dal logorio delle scarpette usate). Se dopo un 5/6 mesi il problema permane, bisogna effettuare ulteriori esami, risonanza magnetica e simili. Ma il problema vero è la rottura del tendine, perché si sa che in questo caso non è possibile la calcificazione e, purtroppo, il podista interessato dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico e a un lungo periodo di stop, anche di 7/8 mesi.

 

 

 

 

 

 

 

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