Quando piove e si era deciso di non allenarsi

Nei periodi di situazioni meteo contrassegnate da estrema variabilità, o quando le condizioni fisiche particolari inducono il podista a qualche giorno di stop programmato, può capitare che piova… Cosa avviene in questi casi nel cuore e nella mente del podista? Ce lo chiediamo, perché ci viene il terribile sospetto che si possa avvertire, silenzioso e invadente come un cancro, un sottile compiacimento, non curanti del male che la circostanza possa causare a dei “colleghi”, che magari si ritrovano proprio in quel frangente inzuppati fradici.

Senza alcun tema di smentita, non può mai trattarsi di egoismo, poiché se c’è una cosa che caratterizza il popolo dei podisti, è il senso di appartenenza ad una comunità. A tutti i podisti, anche se momentaneamente impediti a causa d’infortunio o di situazione familiare, dispiace sapere che altri si trovino in situazioni tribolate. Quindi, non è egoismo, nel senso di mancanza di solidarietà, deve trattarsi d’altro. Noi pensiamo si possa parlare di “egoismo disgiunto dalla sfera collettiva”, cioè di quel sano egoismo derivante dalla pratica sportiva che consente al soggetto di isolare e di concentrare su di sé gli elementi che toccano e interessano in modo del tutto esclusivo la sua persona.

Detto in altri termini, quando fuori piove e un podista aveva già deciso o programmato, per motivi suoi, di non allenarsi, gli subentra un senso di appagamento, comunque temporaneo, perché ha evitato di bagnarsi, sì, però già “domani” (detto metaforicamente, e non solo) sa che sarà lì, a cogliere le inebrianti sensazioni che la corsa gli regala. Ciò vale sia che corra solitamente da solo, sia che lo faccia con altri. Anzi, in quest’ultimo caso, a riprova della solidarietà tipica dei podisti, egli sicuramente li ha già avvisati, per cui in un certo senso, corre ugualmente insieme a loro.

 

 

 

 

 

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