La dismissione delle scarpette da corsa

Uno dei momenti maggiormente malinconici, per il podista, è quando deve ammettere che le sue scarpette, ormai, non possono più fargli… compagnia. E’ come se dovesse separarsi per sempre da una persona cara, sapendo che non la rivedrà mai più. Gli rimbalzano subito alla mente i tantissimi chilometri passati insieme, con tutte le esperienze passate in comune; e lo assale la nostalgia…, e gli sembra che la vita non sia giusta…, che non dovrebbe consentire che certi rapporti si esauriscano così… Solo dopo qualche istante, nel quale si è presi da una sorta di piccola grande disperazione, il podista riesce a riacquistare una parvenza di lucidità e a ricordare che le scarpette usurate possono causargli qualche infortunio, per cui è opportuno separarsene. D’altronde, lo sapeva…, è già successo con altre…

In passato ha sostituito diverse scarpette, anche perché è stato sempre rispettoso dei dettami podistici, i quali vogliono che si usino le scarpette in relazioni ai percorsi e ai ritmi da fare negli ambiti di allenamenti, o gare, previsti da un’accurata tabella di preparazione. Per cui, aveva un vero e proprio “gruppo” di scarpette: quelle per il fondo lento, quelle per i “lavori” (che un tempo si chiamavano “intermedie”), quelle per le gare, quelle per la pista, quelle per il cross… E poi anche qualcuna di riserva, nel caso si bagnassero per la pioggia, in una settimana di cattivo tempo, e non fosse possibile asciugarle in modo naturale, tenendole abbastanza lontane da fonti di calore. Già, perché ha sempre avuto riguardo per le scarpette, anche nel lavarle, operazione fondamentale, per un podista. E, cosa non affatto trascurabile, ha consentito alle sue scarpette, nella varietà dell’uso che ne ha fatto, che potessero per così dire “riposare”, ad evitare un uso ossessivo e ripetitivo, per scongiurarne e prevenirne il sicuro logorio.

Ma, a proposito di dismettere le scarpette, qual è la durata media di una scarpa da running? E cosa si può “salvare”, o in un certo qual modo “riciclare”, tanto per usare un termine molto in voga?

La “letteratura” podistica al riguardo, su quanto possa e debba durare una scarpa da running, è chiara e sufficientemente concorde: essa non deve superare i 500 km, km più, km meno. Ebbene, il podista si è sempre opposto a questo consiglio. E’ vero che una scarpa usurata può causare degli infortuni, a volte anche invalidanti, ma ragionandoci sopra…, dov’è che avviene l’inghippo? Quasi sempre il punto (o i punti) della scarpa dove si registra l’inconveniente, non è la suola, bensì la tomaia. Anzi, viene il fondato sospetto che le case costruttrici, con la scusa di rendere le scarpe più leggere e traspiranti, facciano in modo che la tomaia ceda presto (lo si capisce, tra le altre cose, dall’inconsistente toe box nella punta della scarpa). Cioè, la scarpa cede più per le sollecitazioni dei piegamenti della tomaia che per quello della suola; nella tomaia interferiscono la sollecitazione (il piegamento) del piede più il sudore (che è acido) che si forma per lo sforzo che si compie; tutte cose…, sconosciute alla suola… Per converso, la suola “risponde” solo dell’appoggio magari errato, sia per costituzione del podista (il peso) che per impostazione scorretta (lo stile). Infatti, dal consumo della suola si evince la “natura” del podista. Incide, questo sì, la reattività elastica del materiale impiegato nella costruzione della scarpa (suola, intersuola, battistrada), ma non possono così pochi km come consigliati procurare i danni catastrofici ventilati. In realtà, la “preoccupazione” delle case costruttrici non è anatomica, ma economica… Esse sono soggetti commerciali ed hanno interesse a vendere. E allora? Ogni quanti km le scarpe devono essere dismesse? Si possono raggiungere tranquillamente i 1.000 km; magari, non usando le stesse scarpe tutti i giorni, affinché non siano sottoposte ad eccessivo stress d’impiego. E poi, visto che abbiamo buttato il discorso sul lato economico, se una scarpa costa mediamente, così come costa, un centinaio di euro, il podista abituale che corre quasi tutti i giorni e che percorre settimanalmente almeno 50 km, dovrebbe, secondo le case costruttrici, comprare un paio di scarpe ogni due tre mesi… Piuttosto, quando proprio le scarpe si devono dismettere, c’è qualcosa da poter recuperare? Sì che c’è… Intanto, si possono ancora usare per le gare di cross, dove non si va’ tanto per il sottile, sotto l’aspetto dell’appoggio uniforme e stabile. E poi, anche i lacci e i plantari possono tornare ad essere utili, non si sa mai. Nella vita podistica tutto è possibile.

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