Situazione di gara: ogni quanti km controllare il cronometro?

Spesso si discute, per un podista, su quale sia il comportamento da tenere in gara circa il controllo del proprio cronometro; poiché non è raro, anzi è assai frequente, notare che modifica il gesto della corsa, pur di guardarsi il polso; e non soltanto, ovviamente, sulla linea del traguardo (come se non badasse affatto al display che fa’ bella mostra di sé in linea col traguardo…). Ci viene allora da pensare che forse riveste una qualche utilità suggerire per così dire la “prassi da seguire”, anche in questo frangente che sotto sotto riveste un’importanza podistica non del tutto secondaria.

Intanto, bisogna subito precisare che il controllo del cronometro è una cosa di cui il podista, specie se è alle prime armi, non deve costituire motivo di vergogna. Piuttosto, è vero il contrario; egli “deve” abituarsi all’osservazione periodica del proprio cronometro, quanto più frequente sia possibile, per cominciare quella lunga, delicata, formativa e irrinunciabile conoscenza delle proprie capacità fisiologiche sottoposte ad uno sforzo prima di allora sconosciuto. Ecco, l’osservazione del cronometro è direttamente proporzionale all’esperienza podistica del soggetto interessato, cioè via via che si allungano gli anni di corsa (soprattutto negli allenamenti) si dilatano i tempi del controllo, mentre viceversa, questi stessi tempi, per il neofita, s’infittiscono.

Assodato e dato per scontato quanto sopra, però adesso ci tocca rispondere al quesito posto dal titolo: in una gara, ogni quanti km è opportuno controllare il cronometro? All’immediato e ovvio “dipende”, facciamo seguire la nostra opinione che, si badi, pensiamo non si tratti di vangelo…, ma il frutto di qualche annetto di esperienza, come si suol dire, sul campo (che poi sarebbe meglio dire, sulla strada e sulla pista…). Dipende, si diceva, dal tipo di gara. Escludendo quelle su pista, perché è fatto divieto ai partecipanti di indossare il cronometro, limitiamoci a quelle su strada, maggiormente frequentate, e cioè alle 10 km, alle 21 km e alle 42,195 km (per le gare “ultra” non riteniamo di poter essere utili, per… mancanza d’informazioni dirette…).

Molto semplicemente, riteniamo che si debba controllare il cronometro, in una 10 km, ogni km; in una 21 km, ogni 3 km; in una 42,195, ogni 5 km. I controlli sono dettati dai ritmi. In una 10 km, il ritmo di corsa è veloce; e quindi il controllo è frequente, perché la minima oscillazione deve essere percepita immediatamente. Veloce ma non troppo, invece, risulta il ritmo in una 21 km; quindi, ogni 3 km ci sembra che l’osservazione possa costituire un buon controllo dell’andamento del ritmo e delle sensazioni. E poi è bello moltiplicare 3×7 e ottenere 21… Del tutto diverso, e con un ritmo decisamente più rilassato, è il caso di una 42,195 km; con… tutto il tempo a disposizione, si può tranquillamente controllare il cronometro ogni 5 km; nel caso ci fosse una qualche necessità, si può lievemente aumentare o diminuire il ritmo, senza particolari patemi.

L’ideale sarebbe che il podista quasi non consultasse il cronometro, che già sapesse, nel momento del passaggio ad un determinato km, il tempo che vi ha impiegato per arrivarvi. Significherebbe che ha raggiunto, oltre a quel determinato km, anche la pienezza dei propri mezzi.

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