Un problema podistico riconducibile al freddo

E’ di queste ore la confidenza di un amico podista circa il suo ultimo allenamento il quale, benché effettuato volutamente al ritmo di corsa lenta per attutire un lieve malanno muscolare che lo accompagna da qualche settimana, ha ugualmente sortito gli stessi effetti che paventava. Come mai, mi chiedeva? Possibile che, pur correndo in modo blando, per altro dopo qualche giorno di riposo assoluto, si è ripresentato il problema? Gli ho risposto, più o meno, così.

Avevo un vago sentore di come il freddo condizioni, in negativo, il nostro corpo. Grosso modo sapevo che il riscaldamento serviva anche a questo, cioè preparare l’organismo al cimento della corsa dal momento che era impossibile trasformare subito le capacità statiche in quelle motorie… Sapevo anche che lo stesso riscaldamento variava, in ordine ai minuti di tempo occorrenti per effettuarlo, al variare della temperatura esterna. Mi era chiaro, non solo a me, ma a tutta la “popolazione podistica”, che nei mesi caldi potevano bastare anche un 10’di riscaldamento, mentre in quelli freddi i minuti necessari si dovessero almeno raddoppiare. A dire il vero, la cosa mi era balzata in tutta la sua evidenza, allorché mi spostai dal tepore della regione Campania alle brume padane nel breve volgere di 24 ore…; laddove corsi, nel primo caso, con una bella scioltezza e, nel secondo, con una estrema difficoltà.

Tutto dipende dall’ipotermia… Il corpo si difende da essa mediante la vasocostrizione, che è il suo chiamiamolo espediente mediante il quale riduce la quantità di sangue che scorre negli strati più superficiali del corpo per due motivazioni basilari: 1) limitare la cessione di calore all’ambiente esterno; 2) contemporaneamente, assicurare un maggior sostegno agli organi vitali. La prima cosa che possiamo notare, il primo effetto visibile come reazione immediata al raffreddamento patito, è la comparsa di pallore diffuso sulla cute che tra l’altro diventa, ovviamente, fredda se viene toccata. Per quanto riguarda in particolare i muscoli, questi, nell’istintivo tentativo di generare calore, si contraggono e si rilasciano vigorosamente e involontariamente, ingenerando i brividi, con cui si ottiene un altro segnale visibile del raffreddamento in atto. Quando comunque permane lo stato di ipotermia, cioè quando non si riesce ad effettuare bene il riscaldamento e/o i gradi di temperatura esterna si mantengono molto al di sotto della norma, si ottiene una notevole rigidità muscolare, persistendo la quale i muscoli non hanno quella capacità contrattile ed elastica che è alla base della loro funzione.

In questa condizione è del tutto normale che tutte le patologie, più o meno gravi, vengano fuori… Non è una cosa di cui aver paura…, bisogna rassegnarsi… Anche questo significa correre….

 

 

 

 

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