Situazione di gara: quando si rientra dopo un infortunio

Quando si rientra dopo un infortunio, accadono alcune cose che vale la penna di sottolineare, affinché chi si ritrova in questa spiacevole circostanza, non abbia stupirsi e ad amareggiarsi oltre il dovuto. Intanto, a questo qualcuno, è bene ricordargli che non è la prima volta che gli capita tale inconveniente e che farebbe meglio a non fare finta di niente, come se fosse la prima volta che gli succede e di esserne quindi impreparato e perciò bisognoso di suggerimenti, oltre che di qualche incoraggiamento. Sia detto per inciso, lo diciamo con estrema simpatia, non foss’altro perché ne siamo stati più volte attori consapevoli…

C’è, nel podista in questione, una sorta di grande indecisione, mista a coraggio e a paura; la paura di non poter più riuscire… “come un tempo a fare certi tempi”… e il coraggio, meglio, la voglia di gettare la stampella oltre l’ostacolo, una specie di “o a va’ o la spacca” che… “gli scoppia dentro quando scoppia lo sparo della partenza”…  E’ un momento molto difficile e delicato, in cui il povero podista ha bisogno di tutto il suo sangue freddo, cioè la capacità di raziocinio. Si ha un bel dire che c’è l’esperienza che governa lo sportivo… Gli “esperti” della sofferenza, smettono abbastanza presto di correre, magari dichiarandosi non adatti alla corsa, e non arrivano di certo ad un sufficiente grado di “esperienza”…

Superato lo scoglio della partenza, il podista che rientra nelle competizioni, e che saggiamente comincia la sua corsa con molta prudenza, si ritroverà ben presto attorniato da… persone sconosciute…, che mai in precedenza aveva notato nelle gare. Egli era sempre più avanti di costoro… Non per essere offensivo, perché tutti i podisti meritano rispetto per quello che fanno e per come lo fanno, ma non aveva mai notato atleti così… in carne. Ed anche così distratti dall’agone agonistico, tanto da sembrare distratti e di trovarsi lì quasi per caso… E il “guaio” è che qualcuno lo riconosce e gli rivolge perfino la parola…, del tipo: “Che ci fai da queste parti”? Certo, per incitarlo, certo, per amicizia (i podisti sono sempre una grande e bella comunità). Ma il “malcapitato” si sente sempre un po’ a disagio. Egli vorrebbe dimenticare il suo momento…, e questi, paradossalmente, non fanno altro che affondare il coltello nella piaga!

Allora, il nostro podista cerca istintivamente qualche collega che gli possa far compagnia, se non lo ha già trovato alla vigilia (ecco l’esperienza…). Però è difficile. Più facilmente, si corre con l’amaro in bocca, perché le gambe vorrebbero, ma non possono, il respiro è affannoso come non mai e non si sa se per mancanza di allenamenti specifici o per altro (qualcuno parla di “desuetudine alla gara”…). Sarà, ma quando si corre in gara dopo un infortunio, si è preda del coraggio e della paura, cioè della gioia di tornare a farlo e della paura che possa ancora capitare un inconveniente. Se ci facciamo caso, è proprio quello che avviene nella vita in generale.

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