I dolori del giovane Werther, ehm… podista

E’ del tutto pacifico accostare le vicende che Goethe descrisse nel suo romanzo epistolare “I dolori del giovane Werther” a quelle di un giovane podista, inteso nel senso di nuovo praticante (che può essere anche piuttosto avanti con gli anni). Infatti, è facilmente possibile rintracciare in ambedue i casi i tormenti e le gioie di chi scopre una passione e vi si abbandona, ad iniziare dallo svelamento di una realtà destinata a stravolgere del tutto la propria esistenza, fino a fargli sembrare del tutto inutile il passato e rendergli magico e irreale il presente, soprattutto nella prospettiva di un futuro radioso.

E’ il classico innamoramento, direte… E chi lo nega? E’ proprio di questo che stiamo parlando…; il giovane Werther s’innamora di Lotte, il giovane podista s’innamora della corsa, con tutti gli annessi e connessi, con tutti i pro e i contro… Vediamo un po’ più nel dettaglio. Inseriamoci con “pudore” in un ambito che richiederebbe massima riservatezza, perché si “corre” il rischio di violare una sfera d’intimità di cui agli stessi attori sfugge la reale dimensione… Come spiegare altrimenti le notti insonni dell’innamorato nel pensare all’amata e quelle del trepidante podista alle vigilie delle sue prime gare…?

In effetti, quando un podista comincia a correre è preso dall’entusiasmo e continua a farlo con un certo grado di successo. C’è in lui la smania di poter correre per un’ora intera…, una cosa che mai avrebbe sognato di fare…! E poi, perché no?, anche una 21 km…, oppure il mito per eccellenza per un podista…, correre perfino una maratona…! Ecco, in questa fase del suo “innamoramento”, egli tralascia un particolare molto importante: il suo organismo non è sorretto a sopportare questi sforzi e prima o poi deve pagare lo scotto dell’adattamento. Come? Avvertendo i primi fastidi, i primi segnali di sofferenza, che possono essere infortuni anche di una certa entità. Avviene come al povero Werther… Egli non è preparato a sopportare gli sforzi che l’innamoramento gli procura, si trova in una condizione assolutamente nuova e l’energia procurata dalla passione, che superava e annichiliva la sofferenza contingente, poi chiede il conto sotto forma di avvilimento. Anche il giovane podista, vivendo una situazione fisica assolutamente diversa, nei primissimi mesi corre bene e con gioia, perché sorretto dalla passione, che funge in lui come una droga, e che ottiene perfino dei tempi insperati che gli instillano l’intima convinzione di essere un portento, deve poi fare la conoscenza di malanni che possono invalidarlo anche per qualche mese.

E allora, cosa devono fare… i due…, per sopperire e per “sopravvivere” alla situazione? Come si conclude la vicenda di Werther è cosa nota e triste; e Goethe ce l’ha descritta meravigliosamente. Ma come si possa e si debba concludere quella del giovane podista, deve essere scritta da ogni singolo nuovo praticante, ascoltando attentamente il proprio corpo e, soprattutto, gli “amorevoli” consigli degli amici podisti più anziani.

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