La corsa dopo l’infortunio

Se c’è una cosa che il podista deve imparare è come atteggiarsi nei riguardi dell’infortunio. E lo deve fare in fretta, perché l’infortunio… fa’ capolino nella sua vita podistica abbastanza presto. E’ vero. Ed è anche vero che, purtroppo, esiste una multiforme casistica di infortuni, per cui quasi quasi vien voglia di dire che c’è tanto da imparare e che non si finisce mai d’imparare. L’infortunio quindi è un po’ il compagno di viaggio del podista, nel vero senso della parola, poiché è presente per così dire “prima, durante e dopo”: l’insorgenza, lo stop forzato e la ripresa. Ogni “stadio” dell’infortunio necessita di un’attenzione, oltreché approfondita, diversa. Ecco, prendiamo il “dopo”…

Intanto, bisogna precisare che l’infortunio “classico”, quello che fa’ perdere completamente i tanti benefici degli allenamenti, dura una quindicina di giorni, come minimo. Tutti gli altri, di… giorni inferiori, possono anche lasciare dei piccoli residui dovuti all’inattività, ma non più di tanto. Invece, quello di cui adesso ci occupiamo, è l’infortunio che tiene il podista lontano dagli allenamenti per un periodo di due e anche più settimane.

Alla ripresa dell’attività, superato qualche istante di prevedibile… emozione mista a paura, accade che ci si senta in grado di correre bene e si pensa che quindi il decorso della patologia, convalescenza compresa, sia trascorso nel miglior modo possibile. Purtroppo, bisogna considerare che si tratta solo di euforia; nei molti giorni di inattività si è accumulata tanta voglia di correre, tanta frenesia di riprendere gli allenamenti, che l’organismo arriva come drogato all’appuntamento. D’altronde, è facilmente spiegabile che il corpo senta di poter dare abbastanza, al di là delle aspettative dopo il forzato stop, perché tutto sommato, sia pure in maniera “tribolata”, ha riposato. I primi passi, quindi, vuoi per l’adrenalina, vuoi per la freschezza del momento, sono i più “pericolosi”, perché possono spiazzare completamente il podista, facendogli credere di poter fare ciò che, tutto sommato, ha sempre fatto…; come se i lunghi giorni di fermo non fossero stati influenti. A dire il vero, lo sono stati solo nel ridare le energie rimaste intrappolate dalla sosta, ma niente di più. In verità, superati di pochi minuti quello che si potrebbe umanamente correre, si rischierebbe un affaticamento colossale, dal momento che l’organismo ha perso quasi del tutto le proprie capacità, a causa della carenza di allenamenti.

Quindi, la corsa dopo l’infortunio, deve essere… “attenta”…, il che vuol dire graduale, nel minutaggio e nel ritmo, nel senso che è opportuno si riprenda a correre per una mezzoretta a ritmo molto blando, molto simile a quello della corsa lentissima. Almeno durante la prima settimana. Poi, con calma e obiettività, si appurerà se è possibile “lanciarsi”, nella settimana successiva, a sfiorare l’ora complessiva di corsa, al ritmo della normale e personale corsa lenta. Gli allenamenti sarebbe meglio si svolgessero su percorsi pianeggiati e non sconnessi, meglio se in erba, per non gravare troppo sugli appoggi. Insomma, riprendere con tutta la cautela che il caso richiede, senza nessuna fretta e senza nessuna animosità: c’è tutta una vita da correre ancora…!

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