L’insorgenza di un problema

Può accadere che un podista, all’improvviso, anche se a riposo, senta un qualcosa dentro di sé, in maniera sottile e indolore: un osso, un tendine, un muscolo. Di cosa si tratta? Gli è successo già altre volte. Non è un dolore, una fitta, bensì “una presenza”. Il podista si accorge dell’osso, del tendine, del muscolo e, in un certo qual modo, fa’ la sua conoscenza. Poi, il fenomeno non scompare dopo qualche minuto, come quando aveva vent’anni… Può affievolirsi, questo sì, ma non se ne va del tutto, anzi, c’è sicuramente da aspettarselo…, che ritorni. Questa volta, però, sarà diverso, perché la sua presenza sarà marcata da un’indolenza particolare, da un’insofferenza a svolgere quel lavoro in silenzio, come in precedenza era sempre accaduto. Ora, sembra reclamare attenzione e, per non farsi trascurare, comincia a impedire i movimenti. E’ l’infortunio che avanza.

In effetti, uno dei motivi per cui la pratica della corsa “arricchisce” esperienza personale è proprio questa crescente conoscenza corporea che aumenta con il proseguimento dell’attività. Magari, prima di cominciare a correre, il podista aveva una conoscenza solo scolastica del corpo umano, mentre ora, via via che prosegue con il podismo, esplora e scandaglia nel profondo l’organismo che madre natura gli ha donato. Se prima di quel determinato muscolo, ad esempio, neanche ne sospettava l’esistenza, adesso ne scopre l’utilità. Non è un fatto da poco… Molto, del benessere e della gioia che la corsa comporta, consiste nello scoprimento e nello svelamento delle proprie caratteristiche fisiche.

Però, a parte il fatto che “l’insorgenza di un problema” ci rende attori consapevoli che qualcosa sta avvenendo nel nostro organismo, cosa bisogna fare in frangenti simili? Il problema si pone. Allora, diciamo rapidamente, che la questione si deve affrontare sui diversi aspetti della corsa. Intanto, si deve “isolare” il momento: càpita in gara o in allenamento? Spesso, cioè quasi sempre, in gara, “l’insorgenza del problema” è sottaciuto dall’adrenalina; con tutti i pericoli connessi, perché si continua a correre, aggravando magari la “segnalazione del pericolo”. In allenamento, invece, cosa che avviene abbastanza frequentemente, basta rallentare, anche notevolmente, per ricomporre nel modo migliore l’inconveniente che, in definitiva, è il “segnale” che il corpo ci lancia, per avvertirci che qualcosa comincia a non andare più come dovrebbe. Perché poi, in effetti, stiamo parlando di questo: “l’insorgenza del problema” non è altro che il segnale che il nostro corpo ci lancia e che sta a noi sapere ascoltare.

Ma cosa può aver provocato “l’insorgenza del problema”? I podisti, in genere, fanno finta di non saperlo… E vanno alla ricerca di qualche espediente miracoloso che gli eviti questo articolare molto fastidioso. Perché, ribadiamolo ancora una volta: l’eventualità di fermarsi, è la massima iattura, per il podista abituale… Quindi, cosa si può fare al riguardo? Niente. Basta solo sapersi ascoltare. I motivi vanno sicuramente ricercati nel sovrallenamento, nell’aver effettuato un lavoro anaerobico al di sopra delle specifiche possibilità, l’aver corso con scarpe inadatte, di averlo fatto  con in corso una patologia da raffreddamento, di un’insufficiente pratica di potenziamento muscolare, eccetera eccetera.

 

 

 

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