La gara si decide in allenamento

La gara, per un podista, è l’espressione più autentica e profonda, perché in essa, si manifesta tutta la sua concezione di essere atleta, se cioè la partecipazione è improntata all’impegno massimale o al semplice volersi divertire. Comunque sia, la gara costituisce un banco di prova ed ogni singolo podista vi riserva sempre una qualche aspettativa, specialmente cronometrica. Altrimenti, non si spiegherebbe come mai si vedono tanti podisti, praticamente la totalità, guardare sia alla partenza che all’arrivo il loro polso…

La gara quindi è per il podista un avvenimento importante, tanto da richiedere necessariamente una pur minima preparazione. E’ vero che svariati podisti, come si suol dire in gergo, si allenano in gara, ma in costoro resta sempre il rammarico, arrivati al traguardo, di non aver fatto meglio. Questo vuol dire che non si sono allenati bene, o meglio, che esiste un principio a carattere generale alla base di ogni allenamento, che adesso (senza presunzione di sapere) andiamo a suggerire.

La velocità di corsa di un podista, si prepara con allenamenti specifici, che non sono quelli di corsa lenta i quali, tato per intenderci, sono utilissimi nella costruzione aerobica, nei lunghi e nel ridurre il peso complessivo dell’atleta, senza indebolirlo. I lavori specifici per la velocità sono noti a tutti i podisti, almeno a quelli abituali, e sono svariati; si va’ dalle ripetute, ai progressivi, al fartlek, eccetera eccetera, senza ovviamente soffermarci su quelli di potenziamento, tipo le salite, pur necessari e utili ai fini del rendimento complessivo. Il problema spesso scaturisce dal fatto che questi allenamenti specifici, giustamente chiamati “lavori”, perché sono faticosi e stressanti, non vengono svolti adeguatamente. A parte la capacità di sofferenza che richiedono, e che a volte viene meno; a parte il necessario riscaldamento propedeutico alla seduta vera e propria, e che a volte viene quasi completamente disatteso; a parte l’importante fase del recupero fra le prove, che spesso in quanto a durata è lasciato al caso; a parte tutto questo, non si tiene conto che anche l’abbigliamento, oltre ad esempio all’alimentazione e alla volontà, è determinante ai fini di un allenamento produttivo. Stiamo dicendo che quando ci si sottopone ad allenamenti specifici di velocità diversa da quella della corsa lenta, allora bisogna munirsi di una scarpa adeguata alla circostanza. Una volta si diceva di usare una scarpa intermedia, oggi, a seconda del peso dell’atleta e comunque nella maggior parte dei casi, si deve far uso di una A2.

In concreto, questo che vuol dire…? Vuol dire che l’organismo deve “abituarsi” a sostenere certi ritmi e che non lo può fare se prima ovviamente non ha trovato le condizioni adatte. E lo si deve mettere nelle situazioni favorevoli, affinché possa nel tempo migliorare le proprie capacità. E’ del tutto inutile che il podista, solo in gara, anche impegnandosi strenuamente, possa riuscire a mantenere un ritmo più veloce, se nei giorni (anche mesi) precedenti non ha “lavorato” come si diceva. Perché… le sue gambe “sanno fare” solo quello….

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