Intervista a Vincenzo Ambrosio, il vecchietto che batte i giovanotti

Da qualche anno, nelle gare podistiche regionali, al momento delle premiazioni, spunta sempre fuori, nelle categorie riservate agli “over” (quelle che i volantini definiscono “M55 e oltre”), il nome di Vincenzo Ambrosio. La cosa passerebbe abbastanza inosservata, se non fosse che questo podista, evidentemente di una certa età, mette in riga molti podisti più giovani, stabilendo dei tempi, per chi è pratico di classifiche generali, assolutamente di rilievo, anzi, davvero incredibili. Ed è per questo motivo che noi di “podisticamente.it”, incuriositi e interessati, non ci siamo lasciati sfuggire la bella occasione di intervistarlo, per cercare di capire, e di far capire alle numerose persone che gli vogliono bene, dato il suo carattere buono e generoso, qual è il segreto, se c’è un segreto, di tanta validità podistica.

DOMANDA – Sappiamo che sei stato calciatore…, ed è per questo che sei arrivato al podismo piuttosto tardi. La domanda è quindi d’obbligo: quando, come e perché cominciasti a correre?

RISPOSTA – Posso dire che tutto ebbe inizio… quando mi trasferii dal centro storico di Napoli, dove vivevo, per andare ad abitare a Calvizzano. In effetti, non mi era più agevole… trovare 10 amici per formare una squadra di calcio e, soprattutto, 11 amici che andassero a formare una squadra avversaria… Poi, avvenne che un amico di lavoro (sono infermiere al Policlinico) m’invitò a partecipare al campionato italiano per dipendenti universitari. E poiché lavorare al policlinico era compatibile, vi partecipai. Con mio stupore personale, ed anche dell’amico, la cosa oltre che divertente fu anche molto positiva sotto l’aspetto della prestazione… A tal punto che lo stesso amico m’indusse ad iscrivermi con lui in una nuova squadra podistica (la Napoli Run). “Correva” l’anno 2007… L’anno successivo, cioè… dopo pochi mesi, partecipai ad Acerra, al “Trofeo della Befana”, 12 km. Ormai, ero diventato un podista a tutti gli effetti.

 DOMANDA – Sì, ormai sei un podista a pieno titolo… Hai partecipato a numerose gare… Dicci, qual è stata la gara più bella e quella più brutta?

RISPOSTA – Cominciamo dalla più bella… A Dugenta, mi trovai a partecipare al campionato regionale individuale dei 10 km. Ricordo che fu una gara molto impegnativa. Correvo al fianco di un grosso atleta, Ettore Beatrice, che non mostrava cenni di sfinimento… Ero un po’ timoroso della mia tenuta. Ma all’ottavo km osai quello che non pensavo di possedere…, ed aumentai il ritmo con una corsa in progressione di velocità, giungendo all’arrivo con una manciata di secondi prima dell’amico…! Quella più brutta è senza dubbio la maratona di Firenze del 2010. Ebbi un problema al polpaccio appena dopo il 10° km e, come si dice a Napoli…, “e lì fu Napoli…”. Dovetti ritirarmi…, ma soprattutto ricordo la fatica e la rabbia, per raggiungere l’autombulanza…!

DOMANDA – Pensavamo che la gara più bella, a Dugenta, fu quella nella quale vincesti il titolo regionale individuale di cross, quando sconfiggesti un altro grande campione del podismo regionale, Albino Di Filippo, “contro” il quale noi stessi ti avevamo messo in guardia… Ma non opiniamo le tue impressioni; se tu dici che la gara più bella, a Dugenta, fu quella dei 10 km… Resta in noi, comunque, il ricordo di quella magnifica gara che facesti e alla quale avemmo perfino la fortuna di partecipare (nelle retrovie, ben s’intende…). Però, a proposito di tue opinioni, cosa puoi dirci magari circa le differenze che hai trovato fra il calcio e il podismo?

RISPOSTA – Essenzialmente, nel calcio trovi sempre un avversario contro, mentre nel podismo c’è molta più tranquillità e il piacere di stare con se stessi. Trovo sia questa la sostanziale differenza fra i due sport. Lo so che il calcio è uno sport di squadra e il podismo è uno sport individuale, ma praticandoli entrambi (io dormivo col pallone…), ho trovato questa differenza: quando si corre, si sta con il proprio “io”…, ed è una compagnia terribile e meravigliosa. Terribile, perché ti mostra tutti i tuoi limiti, senza finzioni (senza salvataggi in calcio d’angolo…); meravigliosa, perché ti fa’ apprezzare tutto quello che riesci a realizzare con le tue forze e con la tua volontà.

DOMANDA – Ci sembra di notare che hai un rapporto particolare col tuo corpo, forse troppo spinto nel senso dell’agonismo. In te, ci sembra si riproponga il dilemma di tanti podisti che sono arrivati un po’ tardi all’Atletica e che per questo motivo rimpiangono di non averlo fatto in gioventù. Essi si avvedono che, forse, questo sport individuale mette meglio a confronto, rispetto ad altre discipline sportive, la persona con gli insegnamenti dello sport in generale, cioè con la capacità di sofferenza dell’individuo e con la sua possibilità di gioire degli obiettivi personali che si possono raggiungere. Ci sbagliamo?

RISPOSTA – Direi di no… E’ anche vero che l’agonismo fa’ parte del mio istinto. Quando giocavo a calcio, volevo vincere tutte le partite…, mi sembrava di essere sempre in una finale. Quando corro, cerco sempre di superare l’avversario, chiunque sia, senza interessarmi alla sua… carta d’identità. Però, non ho rimpianti. Dio ha voluto così… e fino a quando mi darà la forza, cercherò sempre di onorare quello che mi ha dato, con lealtà e impegno, verso me stesso e gli altri.

DOMANDA – Bella risposta. Sai, a volte si dice “bella domanda”, ma in questa occasione bisogna davvero dire: “bella risposta”. Ecco perché vorremmo chiudere qua l’intervista, e non farti l’ultima domanda, quella che ti avrebbe chiesto il tuo metodo di allenamento. Sappiamo che attualmente sei infortunato e che stai fermo. Conosciamo la situazione… e il tuo indomito carattere… Perciò, non ti rivolgiamo una domanda, ma una preghiera: sta calmo, recupera bene, non avere fretta…

E grazie per l’intervista.

Questa voce è stata pubblicata in L'intervista. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento