Non è mai troppo tardi

Molto spesso, probabilmente oltre il dovuto o il sopportabile, indugiamo sull’argomento della tecnica di corsa del podista ai fini di un miglioramento dell’efficienza della prestazione. E’ vero, lo ammettiamo, siamo esageratamente ripetitivi e forse anche un po’ leziosi; come se non sapessimo o fingessimo di non sapere che la cosa più bella per un podista è quella di correre in libertà, senza pensieri. Tuttavia, proprio per questo motivo, rendere la corsa più piacevole, sosteniamo che nel rispettare i corretti canoni stilistici produrrebbe nel podista un consistente aumento della sua sensazione di piacevolezza, oltre al fatto che provocherebbe un notevole incremento del suo ritmo di corsa.

Però, nell’ambiente podistico, lo sappiamo benissimo, aleggia il fondato sospetto che al podista medio, in realtà piuttosto in là con gli anni, serva poco concentrarsi su di una pratica, la corretta esecuzione del gesto tecnico, che andrebbe giustamente riservata alle giovani leve, e non già ad atleti anziani, o comunque già formati, ai quali mal si concilierebbe, e non troverebbe pratico utilizzo, tale attività. Ciò nonostante, noi restiamo del nostro convincimento, poiché “correre bene” significa sempre e soltanto, a qualsiasi età, “correre meglio, cioè più veloci e con un dispendio ridotto di energie”. D’altronde, questa “regola” è valida in tutti i campi. Se ad esempio uno studente non applica nel modo opportuno il metodo per studiare, non riuscirà ad acquisire quelle capacità e competenze richieste dalla materia, anche nel caso si sobbarcasse una mole di lavoro indescrivibile; anzi, esattamente il dispendio esagerato di energie che metterebbe in campo, non corrispondente poi ai risultati ottenuti, gli causerebbe una preoccupante demotivazione, se non un calo consistente della propria autostima. Infatti, accade di frequente che il podista non più giovanissimo tenda a rassegnarsi a correre in un certo modo, dicendosi che “tanto basta muoversi”. E invece è sempre possibile “adeguarsi ai tempi”, cercando in maniera umile, ma coraggiosa, di “mettersi a studiare”, per apprendere i rudimenti della disciplina. Ci viene in mente al riguardo quella bellissima trasmissione televisiva dei primi anni 60, “Non è mai troppo tardi”, che già nel titolo aveva la sua giustificazion d’essere, che nobilitava sia il maestro Alberto Manzi sia i suoi allievi.

Quindi, non è mai troppo tardi, per imparare, anche a correre, suvvia! Basta un po’ mettersi a raccogliere i consigli giusti (ce ne sono a bizzeffe, on line e fra gli amici podisti) e soprattutto, con pazienza e costanza, impegnarsi a metterli in pratica. Fate così. Nell’ipotesi alquanto verosimile che voi non corriate tutti i giorni, data l’età e gli acciacchi, e che non frequentiate una palestra, dedicate un giorno di riposo (meglio due) a una seduta di esercizi a carico naturale. Basta una stuoia e magari un televisore acceso… Cominciate dalle braccia, facendovi aiutare da piccoli pesi o, in mancanza, da bottiglie d’acqua da 2 litri; e proseguite con torsioni per il busto. Passate poi alle gambe con esercizi di rafforzamento. Procedete con esercizi di corsa sul posto, corsa calciata e skip (saltelli) ed esercizi per migliorare le capacità coordinative. Infine, curate l’addome e la schiena. Facendo un rapido calcolo, mettendo in pratica almeno una dozzina di esercizi, con delle serie di 3 ripetute della durata di 20” e intervallate da un minuto di recupero, impiegherete grosso modo una bella oretta di… “lavoro”. E vi sembra poco? Per quanto riguarda invece la corsa vera e propria, esclusa la frequentazione di una pista, dati i presupposti di cui sopra, dovreste partecipare a quanta più gare su pista possibile, un po’ per spezzare la monotonia della solita garetta domenicale di 10 km e un po’ per provarvi su distanze insolite, molto più corte, e che richiedono atteggiamenti, fisici e mentali, del tutto differenti.

Provate a fare tutto questo per 5 o 6 mesi e… sappiatemi dire…!

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