Visti da dietro

Provate a dare a questa foto uno sguardo non frettoloso. In essa si vedono alcuni podisti impegnati evidentemente in una gara, ma insolitamente sono visti da dietro, perché il più delle volte le immagini podistiche che abbiamo la facoltà di osservare ci presentano gli atleti visti davanti o di lato. Ebbene, dite la verità, cosa notate in maniera più evidente? Siamo nelle retrovie, certo, lo notate dal passo pesante dei podisti, ma soprattutto dalla loro gamba di richiamo. Ecco il punto; visti da dietro, i podisti ci raccontano molto del loro modo di correre, del loro stile di corsa e, quindi, della loro velocità. Se avessimo avuto la possibilità di osservare la foto del gruppo di testa, di sicuro avremmo notato la gamba di richiamo molto più in alto, quasi all’altezza del gluteo e il piede non penzoloni, diremmo trasversale rispetto all’altro, bello dritto, poggiato a terra. Tutto questo ci offre l’occasione di ripetere il consiglio di correre bene, cioè in linea con il corretto stile di corsa, per sprecare meno energie e contemporaneamente per andare più veloci. Ripercorriamo allora mentalmente lo schema base della falcata nel podismo, soffermandoci soprattutto sull’azione dei due piedi, “sorvolando” sulla fase di volo che per il momento non ci interessa, perché quello che ci preme è “fotografare” il meccanismo che ci porta a correre.

Quando si corre, i due piedi ovviamente svolgono una funzione diversa, uno spinge mentre l’altro appoggia. La forza che determina il movimento viene dall’estensione dell’anca, mediante la spinta del muscolo del gluteo e non, come spesso si crede, dal quadricipite della coscia. I podisti che corrono facendo leva sulla forza della coscia, in realtà procedono come si fa’ per la camminata, e infatti tendono a poggiare di tallone. Manca del tutto in costoro “l’effetto fionda” della spinta prodotta dall’estensione dell’anca, mentre il piede di appoggio si prepara, grazie allo snodo del suo ginocchio, a scendere senza oltrepassare la linea verticale del ginocchio stesso. Una volta effettuata la spinta stendendo la coscia all’indietro, cioè prodotto il movimento, il piede tenderà per forza d’inerzia a salire verso il gluteo, automaticamente; e tanto più “ampia” sarà la forza di trazione, tanto più esso salirà, fino a sfiorare il sedere. Quanto più è veloce questo meccanismo, spinta dell’anca e appoggio di avampiede, tanto più l’azione di corsa è tesa e corretta, nel senso che la linearità del gesto, in un certo senso la sua rigidità, impedirà al piede che si solleva di “pendere” a caso… Quindi, possiamo asserire che… visti da dietro, i podisti ci rivelano la loro velocità; non solo, ci rilevano purtroppo anche il loro dispendio energetico e relativo affaticamento, poiché stanno svolgendo un lavoro innaturale che solo in apparenza li fa correre riposando.

Un grande rimprovero andrebbe fatto alle case costruttrici di scarpe…, che sfornano a maggioranza dei modelli con protezione eccessiva al tallone… Ciò induce i podisti, specialmente di una certa età e di… un certo peso… a pensare che si possa e si debba (specialmente nel loro caso) poggiare di tallone, col risultato che poi si assiste… all’immagine di cui sopra…! Possiamo dire una parola di speranza a costoro? Ma certo che lo possiamo, anzi, lo vogliamo. Cari amici podisti che poggiate di tallone, cominciate a non farlo più. Non è facile, lo sappiamo, però almeno provateci. Sì, d’accordo, andrete più piano… All’inizio vi sembrerà una cosa inutile…, poggiare il piede in modo tale che il ginocchio si trovi un po’ davanti alla punta del piede… Non fa’ niente, non vi preoccupate. Quando comincerete a farvi l’abitudine, noterete che andrete magari alla stessa velocità di prima, però vi sentirete certamente meno stanchi.

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