Preparazione invernale, addio?

Come folgorati sulla strada di Damasco, siamo rimasti colti di sorpresa, dall’immagine apparsa stamattina su di un social riguardante l’Atletica Brentella di Padova. Subito dopo aver visto la foto, abbiamo letto:

“Gruppo compatto stasera per l’allenamento degli ‘over 14’ allo Stadio Colbachini di Padova. Tanta fatica in questa fase della preparazione invernale, ma sempre con il sorriso e la voglia di divertirsi. Avanti così!”

Due cose ci hanno colpito in particolare: gli “over 14” e la “preparazione invernale”. E’ da tempo che andiamo dicendo, puntualmente inascoltati, che buona parte dell’inconsistenza dell’Atletica Leggera italiana è dovuta alla scarsa applicazione verso i giovani e alla dimenticata pratica della preparazione invernale dei podisti amatori. Mentre sul primo aspetto, i giovani lasciati quasi sempre soli, possiamo fare ben poco, essendo il problema di carattere strutturale (ed endemico della nazione…), sul secondo invece, toccandoci da molto vicino, essendo praticanti, possiamo e dobbiamo di tanto in tanto, in un certo modo, alzare la voce e redarguire il sistema amatoriale che tutto fa’ tranne che praticare la vera atletica; quella, tanto per intenderci, che qualche decennio or sono, da novembre a gennaio inoltrato effettuava la cosiddetta “preparazione invernale”.

Grossi risultati nell’Atletica leggera, come sappiamo, non si registrano più da un pezzo… E noi riteniamo che ciò sia dovuto ad una pratica sportiva ormai lontana verso quelli che erano dei canoni prefissati. Un po’ come quando si va’ a scuola e non si studiano i fondamentali di una disciplina: si finisce per non possedere i requisiti fondamentali di base sui quali impiantare una conoscenza che sia degna di questo nome. Una volta gli atleti amatori, dalla fine di ottobre fino all’inizio di febbraio, effettuavano la preparazione invernale. Cos’era? Era il periodo di costruzione della resistenza e della potenza aerobica. Era il susseguirsi programmato di allenamenti, esercizi e gare, tutte attività aventi lo scopo di preparare l’organismo verso le componenti fisiologiche complessive della corsa. Esse avevano inizio, ad esempio, con sedute di fondo lento su percorsi pianeggianti, per un periodo di due o tre settimane, intervallate con sedute di esercizi graduali e vari, statici, mobili e con pesi. Seguivano altrettante due o tre settimane dove nelle sedute di fondo lento si intervallavano i percorsi ondulati e prove di variazioni di velocità su distanze spurie, a seconda del livello e degli obiettivi dell’atleta. In questo senso, potenziamento organico, erano concepite le varie gare di cross in calendario, oppure quelle indoor, alle quali si partecipava con una certa assiduità. Il periodo agonistico vero e proprio, quello durante il quale l’atleta interessato partecipava alle gare anche domenicalmente, cominciava quasi in primavera e proseguiva fino all’estate inoltrata. E i risultati si “vedevano”… Oggi, invece, si “vedono” soprattutto gli sponsor e persone specializzate nello svolgimento delle manifestazioni… Tutta gente che non corre… E gli amatori hanno la “colpa” di sottostare a questo circolo vizioso del divertimento fine a se stesso, dove l’importante non è tanto il gareggiare, quanto il partecipare, non è tanto il mettersi in gioco, ma un partecipare al gioco, in un quasi inutile affermarsi di un “io c’ero”, del tutto inconcludente ai fini atletici.

Ecco perché, stamattina, abbiamo avuto la sensazione di bere un bel bicchiere di acqua fresca, nel vedere l’immagine dell’Atletica Brentella di Padova; ci sono i giovani, “over 14”…, c’è la preparazione invernale… C’è ancora la speranza…!

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