Quanto deve essere lungo un “lungo”?

A volte mi viene il sospetto che, a furia di correre e quindi di allenarsi, qualche podista dimentichi quelli che sono i canoni proverbiali della corsa, che dovrebbero sempre essere rispettati; o che forse cerchino di esplorare nuove strade, allenamenti innovativi, per migliorare le loro capacità in senso lato. Penso che sia una cosa giusta e saggia non abbarbicarsi troppo in schemi preconfezionati e che vada anche incoraggiata una sorta di “ricerca” di nuove metodiche. Tuttavia, mi resta il sospetto che non sia questo convincimento ad animare le intenzioni di qualche podista; anzi, sono propenso a ritenere che si tratti il più delle volte di sbadataggine, o al limite di distrazione. E’ il caso di un amico che ha dichiarato di aver fatto un lungo di 18 km…

Perché, quanto deve essere lungo un “lungo”? Intanto, il “lungo” è un allenamento basilare nella preparazione di una gara di “lunga” distanza, come può esserlo una Mezza o una Maratona. Per gare che abbiano un chilometraggio più “lungo”, come una 100 km o una “ultra”, mi astengo, perché evidentemente è materia alquanto diversa, diciamo più… “estrema”. Comunque, per una gara di 21 km, un lungo di 30 km, corsi un mesetto prima della competizione, può bastare, a patto ovviamente che tutti gli altri “lavori”, corse medie e progressivi, siano stati svolti come si conviene, sia in quantità che in qualità. Diverso il caso, ed anche molto più tipico, quello del lungo per una 42 km. Prima di tutto, bisogna precisare che il “lungo” si deve effettuare almeno tre volte, uno al mese, di almeno 30 km; ma che l’ultimo, detto “lunghissimo”, deve essere “lungo” minimo 35 km. Ed anche per la Maratona vale ovviamente il discorso dei “lavori” per la Mezza, cioè tutti quegli allenamenti specifici per la competizione a cui s’intende partecipare, si danno per svolti regolarmente (corse medie, eccetera).

Questa la norma, l’indicazione generale più accreditata. Ma la domanda potrebbe essere: “E’ giusto e opportuno tentare nuove tipologie di allenamento, anche in considerazione che la corsa resta pur sempre un fattore altamente soggettivo? E’ utile cercare nuove “strade” che possano portare ad un qualche miglioramento della metodica di corsa?” Certo, tutto può servire…, a patto si faccia con ragionata consapevolezza. Però, un allenamento di 18 km, ad esempio, se lo si fa’, non lo si deve chiamare “lungo”, altrimenti si rischia la confusione, almeno dal punto di vista terminologico. Lo si chiami tranquillamente “allenamento un po’ più lungo del solito”, fatto magari con lo scopo neanche tanto segreto di “macinare qualche chilometro in più… E, a proposito, lo si faccia a ritmo di corsa lenta, perché un “lungo” va’ sempre corso lentamente….

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