Ai nastri di partenza

L’espressione “ai nastri di partenza” nasce dalle antiche gare sportive, quando alle partenze le varie postazioni erano addobbate con nastri colorati per identificare e contraddistinguere i concorrenti. Successivamente, i nastri si sono ridotti a uno, anche in uso politico e inaugurale (l’inizio di un lavoro importante è celebrato con il classico taglio del nastro). Ma nella pratica comune, quando una gara sportiva sta per avere inizio, coloro che vi partecipano devono sistemarsi ai nastri di partenza, anche se magari di nastri veri e propri non c’è neanche un’ombra. E’ il caso, ovviamente, anche delle gare podistiche, sia su strada che su pista. Anzi, se c’è un nastro, questo lo si trova sicuramente all’arrivo e non già alla partenza.

Però, essere in procinto di partire in una gara podistica non è come potrebbe sembrare un luogo meraviglioso in cui crogiolarsi e divertirsi, con tanti nastri colorati a fare da cornice. La partenza di una gara è, per il podista, un momento di particolare intensità che niente, ma proprio niente, ha di festaiolo. Intanto, ci si va’ (alla partenza) dopo aver fatto almeno un minimo di riscaldamento e poiché le gare sono quasi sempre affollate (un migliaio di partecipanti) e gli organizzatori della manifestazione tengono giustamente a far risaltare le belle cose dell’avvenimento (a volte per davvero belle, del tipo memorial, ad esempio) si… “corre il rischio di non correre” per molti minuti, col risultato di poter vanificare il riscaldamento effettuato. Cosa fare? Ecco qui di seguito qualche consiglio, su come cercare di… limitare i danni. Intanto, prima di recarsi alla partenza, bisogna assicurarsi di aver allacciato le scarpette nel modo per noi più giusto (doppio nodo, eccetera), perché dopo, nella calca, ci sarebbe quasi impossibile; che il riscaldamento sia anche un modo per operare una forma di verifica in questo senso. Poi, una volta “imbottigliati” e… capito che saremo costretti a restare fermi per svariati minuti…, amareggiati per aver fatto un buon riscaldamento, saremo tentati di pensare a come porvi un certo rimedio. Non ci resterà che “saltellare” sul posto, a piedi uniti o ad un piede per volta, in modo tale che le gambe non si… atrofizzino. Potremo anche variare il gesto, operare una sorta di ripetute, intervallando i saltelli con dei piccoli calci all’aria, di pochi centimetri, per carità…, un piede alla volta. Contemporaneamente o quasi, roteare la testa e quindi il collo, con vigorose alzate di spalle, al fine di far “muovere” anche la parte più alta del busto e le braccia.

Ma tutti questi accorgimenti restano pur sempre un palliativo…, specialmente se li rapportiamo all’adrenalina. Sapete che cos’è l’adrenalina, vero? E’ quella cosa che non vi fa’ dormire in modo tranquillo durante la notte precedente la gara, che rende ansiosi i numerosi preparativi per essere pronti all’appuntamento con gli amici coi quali vi recherete sul posto indicato, che rende frementi i tentativi di predisporre per bene l’abbigliamento per la gara, che vi fa’ palpitare il petto durante il riscaldamento nonostante andiate ovviamente piano… Insomma, strarsene lì, ai nastri di partenza, lungamente…, è una tortura…!

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