Lo stile di corsa è… unisex

Guardando l’immagine della nostra carissima amica Sonia Marongiu, non si può non restare colpiti, podisticamente parlando, dalla correttezza del suo stile di corsa. E ancora una volta, anche a costo di ripeterci, “correndo” il rischio di annoiare chi per avventura s’imbatte in questa pagina, vogliamo ricordare i canoni della corretta postura del podista che, come abbiamo intitolato, non… conosce differenze di genere…

Cominciamo dall’insieme. L’idea che si ricava dall’osservazione della foto è che l’atleta corra senza sforzo apparente. Non induca all’errore il fatto che sia giunta al traguardo; anzi, a maggior ragione, se l’atleta giunge alla fine della sua fatica con questo stile di corsa, cioè quando è affaticato/a, vuol dire che lo ha acquisito e che non conta nulla se la sua efficienza fisica è ridotta. Notiamo così che il busto è leggermente piegato in avanti: è l’effetto naturale del movimento, che bisogna assecondare; certo non lo si farebbe se la schiena fosse dritta e rigida e, peggio, rivolta all’indietro… In questo senso il resto è perfettamente in linea con… i canoni indicati dai manuali. Lo sguardo infatti è rivolto in avanti di un 30/40 metri e non come fanno alcuni che procedono a testa bassa piegati dallo sforzo, oppure… guardando il cielo… che gli faccia la grazia della fine della sofferenza… In questo contesto di corsa rilassata, le spalle sono abbastanza basse, senza irrigidimenti, che potrebbero impedire, o comunque ostacolare, la normale oscillazione delle braccia; le quali, opportunamente, nel loro movimento, ricordiamo anche questo, servono al bilanciamento del corpo in ragione del gesto che operano le gambe, che cioè si muovono a sfiorare le anche e si alzano nell’oscillazione quel tanto che basta ad arrivare al petto e non alla testa, ad evitare inutili sforzi che poi alla fine si pagano; e neanche, a dire il vero, si devono tenere basse e poco flessibili, a rendere il gesto poco fluido. Le dita delle mani, perché parlando delle braccia è inevitabile, sono opportunamente semiaperte, sempre per evitare quegli inutili e dispendiosi sforzi dovuti agli irrigidimenti delle varie parti del corpo. E così arriviamo alle gambe, in un certo senso il motore del movimento, la parte del corpo deputata in modo principale alla propulsione. E’ noto a tutti i podisti che la gamba di spinta deve “raspare il terreno”, per dare appunto l’impulso al movimento, mentre l’altra gamba deve sollevarsi, affinché possa poggiare di avampiede, per ridurre al minimo il tempo dell’impatto al suolo e per essere contemporaneamente pronta ad iniziare a sua volta la fase della spinta. Come lo fa’ Sonia, a dir poco è perfetta. Riguardando la foto, dopo che abbiamo scritto queste poche ma indiscutibili note, ne abbiamo l’ennesima conferma. Cos’altro dire? Niente… C’era un film, una volta, dal titolo “Basta guardarla”…

Vai, Sonia, sei tutti noi…, cioè di quei podisti che vogliamo fare della corsa il nostro “stile” di vita, nel senso della bellezza e dell’efficacia del gesto.

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