Le superfici su cui si corre

Leggendo i volantini delle gare su strade, per quanto riguarda il percorso, spesso notiamo notizie che riguardano l’asfalto o eventualmente il basolato, materiale quest’ultimo che si vorrebbe fosse sempre molto limitato. Anzi, a dire il vero, tra le prime cose che il podista chiede, al volantino o a chi lo ha letto, è: “Ma com’è il percorso?”; intendendo non tanto se pianeggiante o collinare quanto se completamente asfaltato oppure no. Ciò ha destato in noi una certa “curiosità”, inducendoci a passare in rassegna le varie superfici che il podista ha modo di sperimentare durante tutta la sua “carriera” podistica.  Il particolare della superficie su cui si corre, il podista abituale, non lo deve trascurare e, infatti, non abbiamo notizie al riguardo…; salvo quei rarissimi casi di podisti che si potrebbero definire “specializzati”, perché corrono quasi esclusivamente su strada o su pista, a seconda delle loro storie e situazioni. Tuttavia, il discorso dovrebbe interessare tutti i podisti, perché è impossibile praticare una certa superficie in modo per così dire “radicale”; inoltre, una qualche forma di abitudine alla varietà di percorso sarebbe da annoverare come inevitabile e per certi aspetti auspicabile. In effetti, abituare l’organismo, e soprattutto l’appoggio del piede, ad una superficie non del tutto omogenea, ne sollecita adattamenti che alla lunga non possono che avere riscontri positivi. Cosa questa, che spesso è trascurata dai podisti, i quali il più delle volte affrontano una superficie dissimile da quella prevista, in allenamento o in gara, con un misto di rabbia e di rassegnazione. Ovviamente, tale situazione non si presenta all’attenzione del podista impegnato su pista, ma si può verificare nel caso che per lui venga previsto un allenamento di corsa aerobica su di un percorso cittadino.

A questo punto, chiedendo preventivamente scusa per la ovvietà, le superfici su cui si corre sono:

Pista – Per pista s’intende quella striscia di materiale sintetica, che in origine si chiamava tartan, e che misura 400 metri, almeno all’aperto, mentre al coperto, 200 metri. Per il fatto di essere in materiale sintetico, è una superficie “rimbalzante” e per aderirvi meglio è consigliabile al podista dover aggiungere alle suole delle scarpette dei chiodi di lunghezza minima. La pista insegna a correre nel vero senso della parola non tanto e non soltanto perché è rigorosamente misurata e il podista può “misurare” bene il suo sforzo, ma anche perché all’inizio da’ l’impressione di aiutare il gesto della spinta nel dare la classica risposta elastica alla rullata del piede. Ciò determina una iniziale euforia nelle proprie capacità che, se non commisurata subito da una certa prudenza prestativa, può procurare clamorosi abbassamenti di capacità prestative.

Asfalto – E’ la superficie più comune, e desiderata, per quanto attiene le gare su strada (che sono nettamente le più frequentate). E’ una superficie regolare, piatta che procura una buona risposta elastica. Però, è una superficie dura e in quanto tale, alla lunga, è in grado di procurare notevoli danni alle articolari, specialmente se non sorrette da adeguata protezione ammortizzante; ma anche se l’appoggio del podista non è prettamente in linea con la fisiologia del gesto, cosa che purtroppo non è insolita constatare nella maggioranza dei praticanti.

Cross – La superficie del cross, la cosiddetta campestre, non è mai uniforme, lineare e priva di asperità…, si chiama “cross” (campestre”) proprio per questo. Essa è stata la prima superficie di podismo ad essere utilizzata dai podisti… Serve soprattutto al cosiddetto potenziamento delle gambe, perché è sempre fangosa, bagnata, tortuosa, sabbiosa, in una parola, “pesante”. Anche nel crosso, come per la pista, cioè quando si necessita di una buona presa sulla superficie, sono del tutto consigliabili i chiodini, che a seconda del… grado di bagnato…, possono essere di varia lunghezza.

Trail – La superficie del trail, in effetti, è un… cross allungato, con la differenza quindi che al posto dei chiodini per una presa migliore in una gara tutto sommato molto corta come chilometraggio, qui al contrario la suola della scarpa dev’essere del tipo “artigliata”, per meglio aderire al tracciato, non per la velocità, ma per la durata, per la resistenza.

Sterrato – Una via di mezzo fra l’asfalto e un sentiero di campagna, non insolito trovarlo nelle gare su strada che si inoltrano in paesini poco trafficati, è lo sterrato. Ma a volte lo si trova anche in città, specialmente in prossimità dei parchi pubblici, o similari. Quando si parla di un ritorno al verde nelle città, o quando c’è un quartiere un po’ abbandonato a se stesso per l’incuria degli amministratori comunali, ebbene in questi casi ci si imbatte nello sterrato, un insieme di asfalto danneggiato o di pietrisco lasciato al caso. Come ogni podista ben sa, è alquanto pericoloso, per l’appoggio del piede e per tutto quello che ne consegue, non ultimo qualche bella distorsione alla caviglia. In questo tipo di superficie, si raccomanda quindi la prudenza.

Basolato – La pavimentazione della strada fatta con il basolato, cioè con ampi lastroni, sembrerebbe una buona soluzione per i podisti. Invece, il basolato si dimostra molto ostico, perché l’allineamento delle pietre non è mai ottimale e inoltre, ogni singolo lastrone, il più delle volte è concavo, o presenta delle asperità centrali (le “rugosità”) che lo fanno disprezzare da tutto il popolo dei podisti. A volte non si sa cosa preferire, se un tratto in basolato, o se uno in asfalto rovinato.

Sanpietrini – Spesso, il podista incontra sulla sua strada… anche i sanpietrini (che a Napoli vengono chiamati “cazzimbocchi”), piccole pietre in porfido allineante nel manto stradale. Forse perché di ridotte dimensioni rispetto al basolato, riescono meglio di quest’ultimo a far risultare abbastanza levigata la pavimentazione stradale. E naturalmente i podisti l’accolgono con un sufficiente grado di accettazione. Però, i sanpietrini hanno l’inconveniente di fuoriuscire facilmente dalla sede dove sono stati inseriti, per cui rappresentano sempre un potenziale pericolo.

Insomma, cosa devono fare i podisti in base alle superfici su cui corrono? Devono sapere bene… “dove e come mettono i piedi…”

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